ESCLUSIVA/”SIAMO IO ED ALTRI A ‘LIBERARE’ LE CROCI IN GRIGNA DALLE BANDIERINE. ORA VI SPIEGO PERCHÉ”

GATTI BANDIERINE GRIGNETTA PRIMA E DOPO

Gatti Martino (4)ONNO (Oliveto Lario) – “Dieci giorni fa anche la croce sul Grignone è stata liberata dalle bandierine, da amici” dichiara soddisfatto Martino Gatti, colui che da mesi si sta spendendo per questa causa. “Io ci metto la faccia, ma quando questa faccenda sarà finita penso di togliermi da Facebook perché non è come all’inizio in cui ci si confrontava liberamente, adesso ci sono troppi commenti brutti e minacce”, annuncia.

Ma perché Martino, 69enne di Onno, ha così in antipatia questi simboli tibetani?

BANDIERINE GRIGNE (2)La questione religiosa non è la prevalente:
La montagna deve essere pulita. Guardi le foto, si è esagerato”.

Come i lucchetti dell’amore, anche le bandierine creano un assemblaggio, quasi che i simboli collettivi perdano valore, se ognuno non mette il proprio ‘personale’.
Un segno dei tempi.

“Forse è troppo anticipato appenderle dovunque, non siamo pronti. Non sono il solo a non volerle, siamo in tanti – sicuramente tutti quelli che hanno vissuto la montagna come luogo sacro da rispettare”.

Crede che ci sia meno cura?
BANDIERINE SCRITTA SCANDALOSO“Amo le Grigne perché le vedo da casa, di fronte. Fino a pochi anni fa remavo fino a Mandello, lasciavo i remi al bar Giardino e poi salivo da Rongio, all’esterno del bar della Dina, ancora buio; con il gestore distribuivamo i pesi e la merce per la salita. Per i nuovi frequentatori delle nostre vette andare in montagna una volta, poi un’altra al mare e un giorno in bici è lo stesso…”.

Lo trova brutto?
“C’è una intensità diversa, tutto qui. Con la stessa leggerezza si pongono le bandierine ovunque senza pensare che la montagna è di tutti anche di chi la pensa come me. Creda siamo in tanti. L’anno scorso, a causa di una operazione chirurgica per mesi non sono mai salito eppure la bonifica dalle bandierine è continuata senza di me”.

E qui viene rivelato un fatto sorprendente: “Conosco i due ragazzi all’origine due-tre anni fa di questa moda; uno è di Mandello. Dopo aver saputo del mio dissenso, mi hanno chiamato assicurandomi che le avrebbero tolte. Sono stati di parola e non ne hanno più posate, mi hanno addirittura inviato la foto”.

Quindi a lei dà fastidio
Gatti Martino (3)“L’inquinamento, la sporcizia – interviene – questi fili sintetici che poi si strappano e si perdono. Mi piacerebbe sapere se tutte le migliaia di bandierine che sono volate via siano o meno biodegradabili. In tutti i rifugi troviamo l’avviso di riportare a valle i nostri rifiuti, perché invece queste rimangono abbandonate anche quando hanno perso il loro iniziale aspetto?”.

E qui Martino Gatti racconta di essere uno spazzino volontario per conto proprio: “Non posso fermare quelli che buttano fazzolettini, bottiglie, lattine, carte, residui di banane e arance. Posso solo raccoglierli. Delle bucce dicono ‘tanto mangiano gli animali’, ma se ne lasciamo a migliaia in giro andiamo a cambiare l’alimentazione della fauna. Le sembra giusto?”.

Dunque la sua è un battaglia ecologista.
“Anche. Adesso sul sentiero che da Rongio conduce al rifugio Elisa, ci sono pure due anfratti dove si stanno affollando in uno strisciante crescendo immaginine sacre, madonnine e fiori.  Si stanno riempiendo . Ma è rispetto della montagna? Anche quella roba lì non va bene”.
Pensa di toglierla?
“Non intervengo, altri si stanno muovendo. però se uno vuole pregare, lo faccia a casa propria”.

GATTI da TorriciniAlla fine la battaglia delle bandierine sembra far parte di un più ampio cambio epocale di modo di vivere la montagna e Gatti ne è ben conscio:
“Il concetto di andare in montagna era completamente diverso. Prendiamo il nuovo modo di interpretare il rifugio, io non posso pensarlo come impresa che fa profitti. Il rifugista fa parte dei muri, è una istituzione che non deve essere lì a scopo di lucro, ma a garantire il presidio. Ovvio che ci deve poter vivere. Vorrei che la gestione dei rifugi venisse assegnata con questo criterio. È troppo presto per cambiare”.

Nella foto sopra: Gatti (a sinistra) con Alex Torricini del Brioschi (a destra)

ROSE PER ZUCCHI DA GATTIMartino Gatti è del settore, per anni con un socio ha gestito il rifugio Elisa. portò rifornimenti anche ad Achille Pasini al Rosalba, pure al Brioschi.

Fraterno amico del mitico Guido Zucchi, lo ha aiutato negli approvvigionamenti in Grignetta. Per lui aveva addirittura creato tre stelle alpine in materiale resistente, a omaggiarne la foto ricordo che sta in vetta (immagine qui a sinistra).

“Un fiore è sparito anni fa, i due rimasti sono stati strappati da quando è iniziata la polemica delle bandierine”, rivela amareggiato Gatti. Anche ciò nella montagna come l’ha sempre visuta lui non sarebbe mai successo prima dei nuovi venti.

Nadia Alessi

BANDIERINE MONTAGNA

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