LA MEDITAZIONE DI DON GIANBATTISTA:
“LUCE AGLI OCCHI E VOLTO RAGGIANTE”

cieco nato

In questa “domenica del cieco” la prima lettura mostra Mosè che scende dal monte, dopo aver colloquiato con Dio, con le tavole di pietra senza sapere che la pelle del suo volto sia divenuta raggiante. Qui, chi ha compilato questa liturgia, ha finemente voluto richiamare, con delicata allusione, la pagina principale dove la luce del volto è quella degli occhi, anche qui donata dal Signore Gesù mediante l’abluzione al fonte di Siloe (con evidente richiamo al lavacro battesimale). La luce è insistito, ripetuto segno nelle Scritture, sin dall’antico; sin dal fuoco del roveto sul Sinai.

Questa luce di Dio sul monte, si comunica e diviene luce per l’uomo Mosè e credo sia bene leggerne più in profondo. Il vangelo di Giovanni ci guida singolarmente: la luce di Cristo è comunicata all’uomo. Non solo materialmente. Il cieco con la sua sincerità (autentica, evangelica purezza di cuore) diventa portatore di luce: la verità testimoniata del Signore Gesù. Quel raggiare in viso o brillare di luce mi pare non sia solo dono personale, privato dell’incontro con Dio, con Cristo; ma impegno a dar spazio, a comunicare la luce. Se il rozzo popolo dell’Israele tra le sabbie sinaitiche non reggeva quella del Signore, nondimeno Mosè la richiamava, anche velandola.

La pagina del Vangelo evidenzia la fonte della luce: il Signore Gesù. Lui dà nuovo modo di vedere, di orientare la vita, addirittura luce nuova di vita (quella del battesimo). Anche la pelle raggiante del volto di Mosè mostra l’incontenibile dono ricevuto nell’incontro col Signore che si espande attorno al cristiano. Divenga richiamo al compito profetico di testimonianza che, dono nel battesimo, ne è impegno.

Talvolta, come lo stesso Mosè, il cristiano, con la sola presenza, è testimone, richiamo di bene. Se la parresia libera, la franchezza coraggiosa del cieco divenuto testimone di luce, di verità è vigoroso sollecito ad essere noi stessi testimoni del Signore; nondimeno, la pelle raggiante di Mosè, disceso dal monte dell’incontro con Dio, è non velato simbolo che già la presenza del bene sia luminosa. È così invito a mostrare, pur umilmente, la buona vita cristiana al mondo, a uscire dal chiuso protetto per divenir anche solo piccolo, ma luminoso segno, del dono ricevuto nell’incontro col Signore.

DON GIAMBATTISTA MILANI RITAGLIODon Gianbattista Milani
Parroco di Ballabio

 

 

 

Scarica il Foglietto degli avvisi –> 63_26 marzo 2017

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