GUERRA COMMERCIALE, COME IMPATTERÀ SUL FOREX?

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Tempi duri per gli investitori. Dopo che il presidente Trump ha annunciato altri 100 miliardi di dollari di tariffe addizionali sulla Cina, e dopo che alcuni dati macro hanno deluso le aspettative, i mercati finanziari temono che le tensioni internazionali commerciali si trasformeranno in una vera e propria guerra che potrebbe scatenare una recessione globale. La Cina ha promesso di contrattaccare in maniera risoluta contro le tariffe di Trump, e le premesse non sembrano essere positive.

Insomma, in un gioco che non sembra poter avere vincitori, le preoccupazioni stanno già colpendo aziende che hanno una forte esposizione alla Cina (come Boeing, Caterpillar e Apple), ma anche i titoli finanziari.

Certo, le turbolenze di questi giorni non possono essere attribuite interamente alle dichiarazioni di accesa turbolenza commerciale tra le due parti. A conferma di ciò si noti la delusione derivante dalla pubblicazione dei dati sui lavoratori di marzo e quelli sulla crescita dei salari, che sono stati sotto le attese, e stanno riducendo il rischio di un restringimento politico monetario da parte della Fed, almeno nel breve periodo.

Si aggiunta anche la difficile valutazione sul futuro dei conti societari a stelle e strisce, con gli attesi tagli alle tasse che dovrebbero aumentare la crescita degli utili nel primo trimestre, probabilmente fino al 18 percento del tasso annualizzato. Uno studio di Wharton ha tuttavia calcolato che una guerra commerciale con la Cina cancellerà tutti i guadagni dallo stimolo fiscale di Trump, a conferma di quanto possa essere vario lo scenario evolutivo.

Insomma, per il momento a dominare Wall Street è la paura, che ha sostiutito l’avidità come sentimento principale (con il Chicago Volatility Index in rialzo del 90% nel 2018). D’altronde, in un mondo di interdipendenza economica, non c’è posto per nascondersi, e il rischio di una effettiva guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina giustifica sensibilmente le paure degli investitori.

In tutto ciò, ci sono alcuni altri elementi che potrebbero giocare un ruolo negativo. Alcuni mercati rischiano di “esplodere” nelle turbolenze civili, come il Brasile, dopo il rifiuto dell’Alta Corte di far evitare il carcere all’ex presidente Lula. Per il momento i mercati hanno retto, e perfino il cambio euro real brasiliano non è movimentato, ma in futuro le cose potrebbero cambiare radicalmente.

In Europa, anche l’Italia è considerata dagli analisti come una fonte di rischio per i mercati globali, dato il fallimento di formare un governo di coalizione, un rapporto debito / PIL del 130%, tre banche sostanzialmente fallite e salvate con fondi pubblici, un tasso di disoccupazione giovanile del 35% e una crescita economica quasi a zero. Nessuna meraviglia che il 50% dell’elettorato italiano abbia votato per i partiti populisti – dicono i più critici.

Negli USA, infine, c’è anche il rischio non banale che i repubblicani possano essere sconfitti nelle elezioni di mid-term, producendo uno stallo legislativo a Washington per il resto del mandato di Trump. Insomma, le premesse non sembrano essere delle migliori, e gli investitori sembrano averlo capito da diverso tempo.

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