DON BENVENUTO COMMENTA IL VANGELO DI DOMENICA

Gesù e i semplici

È davvero grande e meravigliosa la prima lettura dal Libro dell’Esodo! Cerchiamo di ricordarla sempre e di considerarla come una delle pagine più belle e importanti di tutta la Bibbia. Dopo avere chiamato Abramo e avere trovato in lui un vero amico che gli ha creduto, Dio permette che la discendenza di Abramo cresca in Egitto e diventi non solo una numerosa famiglia ma addirittura un popolo! Ma per adempiere la promessa, fatta a suo tempo ad Abramo, di dare una terra fertile e bella alla sua discendenza Dio sceglie ancora una volta un uomo: Mosè. Con lui farà grandi cose ed opererà stupendi prodigi di salvezza a favore del popolo.

Come risponde Mosè a Dio che lo chiama? Risponde con la paura! Si sente dire: Togliti i sandali! Non avvicinarti oltre! Mosè si coprì il volto perché aveva paura di guardare verso Dio. Ma questo è solo l’inizio della storia. La fine la troviamo nel Vangelo: Gesù che dice di essere mite e umile di cuore è l’unico che conosce Dio e lo chiama Padre. E l’unico che conosce la verità di Dio e ha deciso di rivelarla anche a noi: è un Padre innamoratissimo di noi del quale non bisogna avere paura anzi occorre avere fiducia in lui perché è Lui che protegge la nostra vita.
Come si rivela Dio a Mosè? Come uno che conosce la miseria del suo popolo in Egitto, che ascolta il grido di dolore che sale a lui dal suo popolo, conosce le sue sofferenze. E allora decide di liberarlo dalla sua oppressione e donargli la libertà. Ed è per questo che sceglie Mosè.

Come reagisce Mosé? Anche se un po’ ha vinto la paura di prima, ora reagisce con la sua piccolezza e inadeguatezza: Chi sono io per andare dal Faraone?

Ma Dio non si lascia vincere dalle paure umane e insiste, anzi incoraggia: “Io sarò con te!”

Infine c’è la vicenda del nome di Dio. Dio ha rivelato a Mosè il suo nome. Ma che cosa significa avere come nome: Io sono colui che sono? Che cosa vuol dire “Io-Sono mi ha mandato a voi?”. Tutti vediamo che questo non è un nome. Infatti Dio non ha un nome con cui lo possiamo chiamare come se fosse lontano e se per caso fosse un po’ sordo potremmo alzare la voce per farci sentire meglio. Non è neanche necessario chiamare Dio perché Lui è già qui vicino e sa già tutto di noi. In fondo questo è facile da capire perché avviene in tutte le nostre famiglie: mai nessun figlio ha dato il nome al proprio papà o alla propria mamma ma sono i genitori che quando hanno un figlio scelgono il nome. E quando un bambino vuol rivolgersi ai genitori non li chiama per nome (non sarebbe forse irriverente o maleducato?) ma li chiama “papà” o “mamma”, esattamente come noi facciamo con Dio che il Figlio Gesù ci ha insegnato a chiamare “Padre nostro”.

Noterella di cultura africana.
Negli anni novanta, quando ero a Chirundu, in Zambia nella nostra missione ambrosiana, nelle vicinanze della Pasqua dovevo prendere i dati anagrafici di chi doveva essere battezzato a Pasqua, per la compilazione dei registri. Più volte mi è capitato di trovare ragazzi intorno ai dieci-dodici anni che non conoscevano il nome della propria mamma! Sembra strano ma è proprio così: è possibile che un ragazzo o una ragazza cresca senza sapere il nome della propria mamma! Ma non è strano. Se una donna si chiama Judith e ha un figlio che chiama Robert da quel giorno in poi tutti la chiamano “mamma di Robert” ed essere chiamata così per una mamma è un grande onore e vanto. Il piccolo Robert quindi crescerà sentendo tutti (compreso il papà) chiamare Judith “mamma di Robert”. Il vero nome della sua mamma per lui rimane avvolto nel mistero e in fondo non gli interessa più di tanto se non per qualche occasione un po’ burocratica. In fondo non gli serve neanche saperlo. La sua mamma c’è sempre e non appena ha bisogno qualcosa la chiama dicendo “Amai!”. Sarà una cultura arcaica che sentiamo lontana dalla nostra ma è più vicina alla mentalità biblica: il nome di una persona va usato sempre con cautela e rispetto e per certe persone speciali come Dio, il padre e la madre è bene non usarlo mai. E’ meglio invece riferirsi alla relazione che hanno con noi.

Don Benvenuto Riva parroco di BallabioDon Benvenuto Riva 
Parroco di Ballabio

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