DON BENVENUTO COMMENTA IL VANGELO DI DOMENICA

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Anche oggi ci viene donato un esempio da imitare: è un malato di lebbra. Anche lui si merita un elogio da parte di Gesù: “La tua fede ti ha salvato!”. Vive insieme con altri lebbrosi, sono in dieci e vanno in giro cercando di sopravvivere con qualcosa che la gente fa trovare a loro ma sempre mantenendosi a debita distanza per evitare il contagio. Ma per loro la lebbra era qualcosa di peggio di una malattia: era un segno evidente, almeno agli occhi di tutti gli altri sani, della loro impurità e del loro peccato. Su di loro pesava la mano di Dio e questo faceva sì che dovevano tagliare i rapporti con la comunità del villaggio o della città. La legislazione antica che riguardava la lebbra e le altre malattie della pelle era molto minuziosa e stabiliva delle norme precise di comportamento. Tutto era fatto in vista del bene comune: la comunità pensava di salvarsi da quelle malattie semplicemente evitando il contagio e quindi isolando il malato che era costretto ad andare in giro come un vagabondo, senza meta e cercando qualcosa da mangiare. I sacerdoti addetti al culto erano anche in carica della sanità pubblica. Se qualche malato guariva dalla loro malattia, loro dovevano verificare e poi ufficialmente riammettere nella vita pubblica chi era guarito.

Vediamo allora questo gruppo di lebbrosi che, tenendosi a distanza, invocano pietà: “Gesù, maestro, abbi pietà di noi!”. E Gesù dà una risposta pronta: “Andate a presentarvi ai sacerdoti” che equivaleva a dire: “Andate a farvi rilasciare un certificato di sana costituzione fisica!”. Loro non constatano prima la guarigione per poi andare dai sacerdoti. Prima obbediscono al comando e partono ancora ammalati. Non hanno messo in dubbio la potenza guaritrice di Gesù. Questo è già un atto di fede in Lui.
Ma quando durante il cammino si trovano guariti la maggior parte decide di fare quello che Gesù ha detto loro. Uno invece torna indietro. Sicuramente perché si è lasciato prendere dalla gioia e perché ha pensato al motivo della sua guarigione: Gesù! E ha sentito una gran voglia di dirgli grazie! Non gli è interessato più niente del rientro nella vita sociale e di farsi visitare dai sacerdoti come prescriveva la Legge. Dal punto di vista strettamente letterale è un disobbediente: disobbedisce alle regole sociali, disobbedisce alla Legge scritta nel libro del Levitico e disobbedisce perfino a Gesù che aveva ordinato di presentarsi ai sacerdoti. Lui non fa niente di tutto questo ma torna proprio da Gesù per dirgli grazie. E alla fine Gesù loda il suo comportamento e si chiede che ne è degli altri nove.

Che cosa impariamo noi? Come dobbiamo imitare questo uomo? Nella disobbedienza? No! Quest’uomo ci insegna che quando ci si incontra con Gesù ci si incontra con Colui che ci salva, con Uno per il quale è bene accantonare tutto pur di non perderlo. Dovremmo riuscire a dire come il nostro patrono s. Ambrogio: “Cristo è tutto per noi!”.

Non dimentichiamo poi che quell’uomo era un Samaritano: i pregiudizi razziali erano forti e, oltre la malattia della lebbra, l’essere un samaritano era un altro motivo di disprezzo e di lontananza. Ma ora Gesù si lascia avvicinare da quest’uomo, che chiama pure straniero, e loda la sua scelta di tornare indietro per rendere gloria a Dio. Ed ora questo samaritano, malato ma ormai guarito, che ha incontrato Gesù si merita un elogio speciale: “La tua fede ti ha salvato!” Non si parla più di sacerdoti e di guarigione per poter riprendere la vita normale, si parla ormai di incontro con Gesù che trasforma la vita! Che sia così anche per tutti noi!

Don Benvenuto Riva parroco di Ballabio
Don Benvenuto Riva

Parroco di Ballabio

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-> avvisi 17 febbraio 2019

 

 

 

 

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