DON BENVENUTO COMMENTA IL VANGELO DELLA DOMENICA DELLE PALME

Domenica delle Palme

“Tenendo fisso lo sguardo su Gesù”. E’ l’invito che ci rivolge questo apostolo, rimasto anonimo, che ha scritto una lettera agli Ebrei. Di Gesù dice che “di fronte alla gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce”. Ci invita pure a pensare attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori”. E questo perché? Per farci coraggio. La vita è paragonata a una corsa, spesso lunga e faticosa. Rischiamo di stancarci, di scoraggiarci, di dire: non ce la faccio più, non ne vale la pena, questa sofferenza è troppo grande per me, non ce la farò mai, ho fallito, tutto è finito!

Ma se guardiamo a Gesù che ha sopportato infinite sofferenze e ora “siede alla destra del trono di Dio” possiamo trovare anche noi un po’ di forza per continuare. Il profeta Isaia non nomina espressamente Gesù ma parla del servo di Dio: uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia. Si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori. Ma tutto questo è come un castigo che si è abbattuto su di lui ma che dà salvezza a tutti noi: per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Eppure, offrendo se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, dopo il suo intimo tormento vedrà la luce, Dio gli darà in premio le moltitudini.

Ecco il Servo di Dio, e noi sappiamo che è Gesù di Nazareth, avrà successo, sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente. Partecipando alla via Crucis, guardando il Crocifisso, ascoltando le letture di oggi e dei prossimi giorni, teniamo fisso lo sguardo su Gesù che ha affrontato la sua sofferenza in silenzio, mite come un agnello, maltrattato si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca. Solo in Lui troveremo la forza per affrontare le prove della nostra vita.

Sempre guardando Gesù, nel Vangelo lo troviamo in un momento sereno: è una cena in suo onore, è in casa di amici che lo amano molto: Lazzaro, da lui richiamato alla vita, Marta e Maria sue sorelle. E’ vero che c’è un clima drammatico: si parla di ordine di denunciare, di arresto, perché ormai la sua morte è stata decisa. C’è l’ostilità dei capi dei sacerdoti che dovrebbero essere le guide spirituali del popolo e invece sono così gelosi e duri di cuore che decidono di uccidere anche Lazzaro, l’amico di Gesù. C’è anche Giuda che si fa notare per la durezza del suo cuore e finge di parlare dei poveri. In realtà non gli importa nulla dei poveri perché nel suo cuore non c’è l’amore. Se non riesce a capire un gesto così delicato e affettuoso come quello di Maria, che ha tenuto solo per Gesù un vasetto di profumo molto prezioso, come può pretendere di capire e portare un po’ di sollievo alle sofferenze dei poveri? Allora, anche se vediamo Gesù circondato da persone dure che vogliono la sua condanna o che semplicemente non lo capiscono, fissiamo il nostro sguardo su di Lui circondato da tre persone amiche che lo amano sinceramente e intensamente.

Il successo e l’onore di cui parlava il profeta Isaia è proprio questo: avvicinarsi a Gesù con profondo rispetto, affetto e comprensione. E questo lo possiamo fare specialmente in questi giorni pasquali.

Don Benvenuto Riva parroco di BallabioDon Benvenuto Riva
Parroco di Ballabio

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