DON BENVENUTO COMMENTA IL VANGELO DELLA NONA DOMENICA DOPO PENTECOSTE

Montagne estate 2019

È vero che domenica scorsa abbiamo sentito che gli anziani si presentarono a Samuele con la richiesta: “Dacci un re! Vogliamo essere anche noi come gli altri popoli!”. Abbiamo pure sentito la parola amara di Dio che diceva: “Chiedono un re perché non vogliono che io regni su di loro”.

In realtà Dio continua a guidare il suo popolo. Il popolo di Israele è una sua creatura, il suo alleato, il suo figlio. La ribellione e la noia di qualcuno non può fermare l’amore di Dio che ha fatto grandi promesse ad Abramo, Isacco e Giacobbe. Per questo oggi vediamo che il re arriva ma non è eletto dal popolo e neppure scelto da Samuele, come avevano chiesto gli anziani. E’ Dio stesso che sceglie un re e lo sceglie secondo il suo cuore. Dio dice: “Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re”. E poco dopo: “Allora io ti farò conoscere quello che dovrai fare e ungerai per me colui che io ti dirò”.

Non è casuale questa insistenza sull’azione di Dio: l’iniziativa è sempre sua e non la cede a nessuno. Questo è lo stile di Dio anche nei nostri confronti. Noi tutti siamo come il piccolo Davide: siamo inconsapevoli del grande progetto che Dio ha su di noi. Dio ce lo manifesta a poco a poco, giorno dopo giorno. Noi siamo nella posizione di chi ascolta e obbedisce docilmente, e ci conviene perché il progetto di Dio su di noi è grande ed è di amore, è per la nostra gioia e la nostra grandezza. Anche per noi nel Vangelo si dice: Vieni, partecipa alla gioia del tuo signore! Oppure: venite benedetti! Ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dall’origine del mondo! E ancora: Rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa nei cieli! E l’apostolo Paolo dice che con il battesimo siamo diventati “Eredi di Dio, coeredi di Cristo!”. Questo è quello che vuol fare Dio di noi ma il nostro sì di adesione piena, totale e riconoscente lo possiamo dire solo noi con la nostra libertà.

Possiamo notare che anche Samuele, con la sua saggezza, all’inizio si è lasciato influenzare dall’età, dalla forza fisica, dall’esperienza dei primi figli di Iesse che avevano anche combattuto nell’esercito di Saul. Ma Dio li ha scartati perché “non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore”. Come sarebbe diversa la nostra vita di relazione con gli altri se ricordassimo sempre queste parole: anche noi vediamo solo l’apparenza esteriore e poi facciamo in fretta a giudicare, ma non vediamo cosa si nasconde nel cuore delle persone. E così ricordiamo che anche quello che c’è nel nostro cuore è Dio solo che lo conosce e quindi Lui solo ci può comprendere, aiutare, incoraggiare, illuminare!

Quando il piccolo Davide arriva, Dio dice: “Alzati e ungilo: è lui!”. Questa unzione è il segno che Davide si separa dalla sua famiglia e in particolare dai suoi fratelli, appartiene definitivamente a Dio che l’ha destinato a una missione veramente speciale e grande: tutto questo si esprime con la parola “consacrato”. Ricordiamoci che le parole MESSIA e CRISTO vogliono dire queste cose.

Il primo, vero e grande consacrato è proprio Gesù Cristo. Nel Vangelo lo vediamo in un momento tutto sommato divertente: Gesù si diverte a sottoporre un indovinello per mettere in difficoltà i farisei. Di fatto nessuno è stato in grado di rispondergli. Forse nessuno di loro aveva mai riflettuto seriamente su quel salmo 109 in cui Davide, autore di tanti salmi e canti, parla di Dio che dice a chi gli sta al fianco: “Siedi alla mia destra…”. Chi mai può sedere alla destra di Dio? Se avessero pensato a queste parole non avrebbero accusato Gesù di avere bestemmiato quando ha detto: “Vedrete il Figlio sedere alla destra dell’onnipotente!”. Erano farisei, religiosi osservanti, zelanti ma non ascoltavano veramente la Parola di Dio!

Infine ricordiamo che anche noi siano stati unti nel giorno del nostro Battesimo. Ci chiamiamo cristiani da Cristo, siamo anche noi consacrati perché anche a noi Dio ha affidato una missione: a Lui apparteniamo perché lui ci ha chiamati e a lui con gioia e liberamente dobbiamo obbedire. Troviamo un tempo di silenzio e riflessione per prendere coscienza della missione che Dio ci ha affidato. Le scelte di vita, le persone con cui viviamo, la nostra famiglia, questo tempo, le circostanze in cui siamo immersi, le nostre qualità personali, i nostri buoni pensieri che spesso Dio stesso ci ispira, gli avvenimenti che capitano e che spesso sembrano avversità: tutto questo è un insieme di segnali indicatori della volontà di Dio. A Lui siamo chiamati ad obbedire perché a Lui apparteniamo e siamo suoi figli.

Don Benvenuto Riva parroco di Ballabio Don Benvenuto Riva
Parroco di Ballabio

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–> avvisi 11 agosto 2019

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