RESINELLI: CAOS RIFIUTI NELLA FOTO-DENUNCIA SOCIAL, MA COSA DICE UN’IMMAGINE?

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spazzatura resinelliPIANI DEI RESINELLI – Le foto non parlano da sole, ecco quindi che una foto-denuncia postata sui social può far scattare qualche discussione sul perchè e sul come dello stato di cose catturato dall’immagine. Così uno scatto sul gruppo Facebook “Sei di Ballabio se…” porta alla conoscenza di tutti una situazione di accumulo di rifiuti nel punto di stoccaggio ai Piani dei Resinelli, con sacchetti sparsi e bottiglie rotte. Cosa ha prodotto questa situazione? Di chi è la responsabilità? L’autrice della foto parla di “Mal funzionamento del servizio di nettezza urbana” e di “servizio INUTILE di raccolta differenziata e raccolta domiciliare”.

Nei commenti questa spiegazione, però, viene smentita da qualcuno che ai Resinelli ci abita tutto l’anno e il quadro appare più complesso: “I bidoni per la raccolta sono sotto numero in base agli utenti (il Comune così ha deciso di eliminarne un po’ per farceli stare nella casetta). Chi getta la spazzatura usufruisce solo dei primi 2/3 contenitori e non fa un passo in più per buttarla in quello in fondo (sempre vuoto). Quando i primi sono pieni naturalmente lasciano tutto per terra e i cani lasciati liberi – qui ai resinelli è usanza così – spaccano tutti i sacchi in cerca di cibo.
Per completare il quadro i petardi gettati nella campana dei vetri che hanno squarciato e tutto si è riversato sulla strada […]. Una puntualizzazione: la raccolta porta a porta era stata fatta in via sperimentale il 2018 da luglio e settembre e poi stop!”

Insomma, maleducazione, goliardate di fine anno, pigrizia, animali in cerca di cibo, difficoltà da parte dell’amministrazione comunale di gestire il servizio in una località come quella dei Resinelli con case sparse e abitate sporadicamente, mancanza effettiva di bidoni…dietro una foto-denuncia c’è una complessa rete di elementi che va “districata” se si vuole che la foto parli e spieghi davvero qualcosa, altrimenti l’immagine si riduce a mero grilletto per innescare un generico senso di indignazione.

Chiara Stefanoni

 

 

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