DON BENVENUTO COMMENTA LE LETTURE DELLA QUINTA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA

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Gesù era in viaggio. Dalla Giudea stava tornando in Galilea. Più o meno a metà del viaggio si ferma, stanco, a un pozzo e chiede da bere a una donna samaritana che veniva ad attingere acqua. E qui avviene quel bel dialogo che leggiamo tutti gli anni nel tempo di Quaresima. Gli abitanti di quel villaggio lo accolgono bene e lo trattengono un paio di giorni. Poi Gesù riprende il cammino e va verso il villaggio di Cana e qui avviene l’incontro che abbiamo letto  oggi.

Di per sé il fatto è molto semplice. Si tratta di un uomo che è preoccupato per la salute di suo figlio. Ma quest’uomo è un funzionario del re, non si dice precisamente che sia un soldato o un esattore delle tasse. Probabilmente era inviso a tanta gente. Il figlio malato è ancora un bambino, la malattia è grave e il bambino sta per morire. Queste cose oggi si descrivono come “una tragedia familiare”. Come venirne fuori? Chi può salvare il bambino? E’ probabile che i familiari abbiano fatto altri tentativi. Forse i medici avevano già detto: non c’è più nulla da fare! Ma quell’uomo non vuole arrendersi e vuole fare un estremo tentativo. Poco tempo prima Gesù aveva già visitato Cafarnao e aveva guarito alcuni ammalati. Quel papà ha pensato: “Gesù, che ha già guarito alcuni ammalati, potrà guarire anche mio figlio! Certamente lui sa fare quello che altri medici non hanno saputo fare!”. E si mette in viaggio, alla ricerca di Gesù. Si dirige verso Nazaret, il villaggio di Gesù,  distante una ventina di chilometri da Cafarnao. L’incontro avviene nelle vicinanze di Cana.

In realtà l’incontro sembra un po’ sbrigativo e Gesù sembra non mostrare alcuna compassione, sembra indifferente al dolore di un papà che sta per perdere il figlio. Gesù invece lo ascolta ma in una maniera imprevedibile, gli dice subito: “Va a casa, tuo figlio sta bene, è salvo!”. Il vangelo dice: “Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino”. E così quell’uomo fa esattamente il contrario di quello che Gesù aveva detto in un modo un po’ irritato, quasi come un rimprovero: “Se non vedete segni e prodigi, voi non credete!”. Quell’uomo invece prima ha creduto alla parola di Gesù poi ha visto il prodigio della guarigione del figlio. 

Quel papà è davvero ammirevole. Avrebbe potuto arrabbiarsi con Gesù  e dire: ma perché non vieni? Avrebbe potuto andarsene scoraggiato e dire: non pensavo che Gesù fosse come gli altri e anche peggio! Neanche una parola di conforto! Invece no! Gesù ha parlato: io so che quella parola è vera! Gesù ha detto che mio figlio vive! Ci credo, anche se ora sono lontano e non vedo ancora mio figlio salvo, ma so che è salvo perché Gesù me l’ha detto! L’incontro con i servi e tutto quello che viene dopo è come una ricompensa per quell’uomo che aveva creduto alla parola di Gesù: ha constatato che la parola di Gesù è onnipotente, è efficace anche a distanza, il suo figlio vive proprio grazie alla parola che Gesù ha pronunciato. E allora la fede e la stima per Gesù si diffonde e tutta la famiglia si apre alla fede. Possiamo dire che è una storia a lieto fine, questa.

Ma le storie di uomini che attraversano i drammi della vita e sono in cerca di qualche aiuto di salvezza, sono storie di tutti i giorni, sono storie anche di ciascuno di noi. Ma queste storie non finiscono sempre bene. Ci sono anche oggi persone alla ricerca di Dio che li aiuti, si mettono alla ricerca di Dio, lo incontrano ma se Dio non si mostra all’altezza delle loro aspettative se ne vanno, deluse. Magari dicono: A che cosa mi serve un Dio così? E portano da soli il peso della loro vita. Anche quell’uomo avrà pensato: Vado a chiamare Gesù perché tutti dicono che è buono ed è potente. Lui verrà a casa mia, vedrà la malattia del mio bambino, gli imporrà le mani, pregherà Dio, mio figlio guarirà, ne sono certo, e poi faremo una grande festa! E Gesù avrà il posto d’onore! E invece tutto questo non succede: Gesù non vuole muoversi per andare a guarire quel bambino.

Dobbiamo veramente ammirare la grandezza di quel papà che ha operato in sé un grandissimo cambiamento: ha cambiato il suo modo di pensare, le sue aspettative per accettare in tutto e per tutto quello che Gesù ha detto e ha fatto! Quello che Gesù fa, dice, o permette per noi è certamente un bene, il solo bene per noi. Arrivare ad accettare, con fiducia e con certezza questa verità, vuol dire finalmente raggiungere quell’atteggiamento di vita che si chiama FEDE!

Don Benvenuto Riva parroco di BallabioDon Benvenuto Riva
Parroco di Ballabio

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