DON BENVENUTO COMMENTA LE LETTURE DELLA 1ª DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DEL BATTISTA

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La lunga storia che abbiamo ascoltato nelle domeniche estive ha un termine: è orientata a Gesù. Nelle prossime domeniche guarderemo sempre a Lui, alla sua persona, alle sue parole, al suo esempio. Chi incontra Gesù può reagire i modi diversi. Il primo modo è rappresentato da Erode. Sente parlare di Gesù e si informa ma non sa cosa pensare, sente opinioni diverse, le valuta, ci pensa, si fa delle domande su di lui, anche la più importante: “Chi è dunque costui del quale sento dire queste cose? E cercava di vederlo”. E infatti un giorno lo vedrà, ma quasi per caso, proprio durante la passione. Quando Pilato stava giudicando Gesù seppe che veniva dalla Galilea e quindi era sotto l’autorità di Erode che in quei giorni pasquali si trovava a Gerusalemme. Per questo inviò Gesù da Erode. “Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto.

Da molto tempo infatti desiderava vederlo, per averne sentito parlare, e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò facendogli molte domande, ma egli non gli rispose nulla. Erano presenti anche i capi dei sacerdoti e gli scribi, e insistevano nell’accusarlo. Allora anche Erode, con i suoi soldati, lo insultò, si fece beffe di lui, gli mise addosso una splendida veste e lo rimandò a Pilato. In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici tra loro; prima infatti tra loro vi era stata inimicizia” (Luca 23,7-12) Ecco un uomo che all’inizio è contento di vedere Gesù ma poi, vedendo che Gesù non si concede a soddisfare la sua curiosità di vedere qualche bel miracolo per divertirsi un po’, finisce per insultarlo, scherzarlo, prenderlo in giro e mandarlo via. Il messaggio è chiaro: Gesù sfugge a chiunque non lo ricerca nella maniera giusta.

La maniera giusta di incontrarsi con Gesù è quella degli apostoli che avevano instaurato con Gesù un rapporto di profonda amicizia e di reciproca fiducia. Per questo Gesù li ha inviati avanti a sé con il compito di annunciare la venuta del regno di Dio e di guarire i malati. Dopo un po’ ritornano e raccontano a Gesù tutto quello che avevano fatto in suo nome. Gesù, vedendo che sono stanchi li chiama vicino a sé e decide di portarli in un luogo solitario per farli riposare. Questa si chiama amicizia. Gesù non sfugge ma si lascia prendere da chi vuole essergli sincero amico. Noi non sappiamo fino a che punto hanno riposato perché anche le folle hanno scoperto il luogo dove si era rifugiato Gesù con i suoi amici. Ma Gesù si lascia trovare anche dalle folle, le accoglie, parla a loro del regno di Dio e guarisce quanti avevano bisogno di cure.

Ecco l’altra maniera giusta di incontrarsi con Gesù: mostrare a lui la nostra disponibilità ad ascoltarlo perché ci accorgiamo che le sue parole ci danno forza, ci danno vita e poi con fiducia mostriamo a lui i nostri bisogni, il nostro desiderio di guarire dai nostri mali, dalle nostre malattie perché vediamo in lui l’unico che può guarirci, può aiutarci, può salvarci. Se ci accostiamo a lui con questo atteggiamento Gesù ci accoglie e ci salva.

Allora è naturale farsi la domanda: che cosa mi spinge verso Gesù? Forse un certo senso di obbligo che viene dall’abitudine, dalla tradizione, la curiosità di vedere qualcosa di bello e anche di divertente? O ci lega a lui un rapporto di sincera amicizia o anche la coscienza di avere bisogno di lui perché sappiamo che nella nostra difficile condizione solo Lui può fare qualcosa per noi? Assomigliamo a Erode e a chi lo circondava o assomigliamo ai discepoli e alle folle che avevano bisogno di essere istruite e guarite?

Questo contrasto l’aveva già previsto il profeta Isaia quando scriveva: “Ecco, i miei servi mangeranno e voi avrete fame: ecco, i miei servi berranno e voi avrete sete; ecco, i miei servi gioiranno e voi resterete delusi; ecco i miei servi giubileranno per la gioia del cuore, voi griderete per il dolore del cuore”. Noi siamo i servi di Dio. Siamo noi coloro di cui Dio si prende cura non lasciandoci mancare nulla e riempiendoci di gioia il cuore. Ma per capire fin dove arriva questa cura che Dio ha di noi e la gioia che ci dona abbiamo bisogno di guardare sempre più in alto e sempre più lontano, quando Dio crea nuovi cieli e nuova terra: “Ecco, infatti io creo nuovi cieli e nuova terra; non si ricorderà più il passato, non verrà più in mente, perché si godrà e si gioirà sempre di quello che sto per creare, perché creo Gerusalemme per la gioia.

Io esulterò di Gerusalemme, godrò del mio popolo. Non si udranno più in essa voci di pianto, grida di angoscia!”. Senza questa speranza corriamo il rischio di guardarci in giro e vedere che i servi del Signore soffrono più degli altri e che i malviventi spesso se la godono. E tanti concludono: Dov’è Dio? Dio non vede? Dio non sente? Perché permette tutto questo? Ma noi vogliamo essere i veri servi del Signore, veri suoi figli che continuano a sperare in lui e ad affidarsi a lui nonostante tutto.

 

Don Benvenuto Riva parroco di Ballabio

Don Benvenuto Riva
Parroco di Ballabio

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