DON BENVENUTO COMMENTA LE LETTURE DELLA DOMENICA DOPO L’OTTAVA DEL NATALE

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In questi giorni del tempo di Natale abbiamo sentito spesso la parola VERBO. In particolare ricordiamo la notte di Natale quando si è proclamato: E il Verbo si è fatto carne. L’abbiamo cantato anche poco fa nel salmo dopo la prima lettura: Il Verbo si fece carne e pose la sua dimora in mezzo a noi. Il Verbo è una parola e qualche volta si dice anche così: la Parola si è fatta carne. Nella prima lettura invece si usa un’altra parola: la Sapienza, e questa Sapienza è immaginata come una persona che dice : Io sono uscita dalla bocca dell’Altissimo. Sono tanti modi diversi e certe volte un po’ misteriosi per parlare di una sola persona: Gesù, nato a Betlemme, da Maria.

Una parola può essere anche bella, buona e dolce ma sfugge a ogni descrizione. Si può conoscere il significato se è facile, se la parola è difficile ci si sforza di capirla ma non la si può descrivere. Ma se diciamo che la Parola si è fatta carne, si è fatta uomo e quest’uomo si chiama Gesù, allora questa Parola ha un volto, ha gli occhi, ha le mani, ha un corpo come il nostro. Con una persona come Gesù tutto diventa più facile.

Prima di tutto comprendiamo che a Dio non piacciono i lunghi discorsi. In passato Dio ha scelto la via delle ispirazioni nella mente dei profeti, ha perfino scelto di parlare attraverso i sogni, oppure ha parlato mediante dei segni per esempio certe vittorie in guerra o certi eventi naturali. Erano tutti segni un po’ misteriosi. Ma mandando il suo Figlio Gesù ci dice la parola suprema che riassume tutto: ci dice che ci ama, ci conosce, ci è vicino e addirittura ci perdona perché siamo suoi figli anche quando sbagliamo. Non c’è nient’altro da aggiungere, non ci sono altri segreti nascosti da scoprire in futuro.

E poi vediamo nel Vangelo di oggi che anche Gesù, diventato grande, parla. Il brano del Vangelo di Luca ce lo presenta agli inizi del suo lavoro tra la gente. Non ha ancora chiamato nessuno ad essere suo discepolo. Ha lasciato la casa di Nazareth, è andato a trovare il suo cugino Giovanni che predicava e battezzava lungo il fiume Giordano, si è fatto battezzare pure Lui e adesso vediamo che torna di nuovo a Nazareth, il paese dove era cresciuto e dove tutti lo conoscevano come un bravo carpentiere, il figlio di Maria e di Giuseppe.

Ma ora smette di fare il falegname. Il suo nuovo lavoro è la parola. Andando verso Nazareth entra in varie sinagoghe e lì insegna, e la gente lo loda e rimane ammirata di lui perché insegna molto bene. Al suo paese fa lo stesso. Entra nella sinagoga di sabato perché era il giorno dell’ascolto della Parola di Dio e si dice che anche lui frequentava la sinagoga tutti i sabati. Ma questa volta non si siede ad ascoltare la spiegazione di altri. Questa volta si alza Lui a leggere e non fa una predica molto lunga. Semplicemente dice che la parola ispirata da Dio secoli prima a un uomo di nome Isaia oggi diventa un fatto, un evento: e il fatto è questo: che Lui ha la pienezza dello Spirito Santo, lo stesso che aveva guidato e ispirato gli antichi re e profeti, Lui in quella sinagoga era il consacrato del Signore, cioè il Messia. E la sua missione è ancora annunciare e proclamare. Che cosa annuncia? E a chi? Chi è pronto ad accogliere con gioia la sua parola? Sono tutti coloro che sentono di non stare bene e desiderano una vita migliore. I ciechi desiderano vedere di nuovo, i prigionieri desiderano la libertà, i malati desiderano guarire, gli oppressi desiderano un po’ di sollievo, i poveri desiderano semplicemente avere i mezzi sufficienti per vivere. Chi è sazio e sta bene non sente il bisogno di nessuna parola di sollievo e non aspetta nessuno che lo aiuti e lo salvi. Non ha bisogno di nessun Messia e nessun Salvatore. Speriamo che nessuno di noi sia così.

Invece prendiamo coscienza dei nostri limiti e dei nostri bisogni e mettiamoli nelle mani dell’unico che ci può aiutare e salvare: Gesù!

Libro del Siracide 24,1-12 La Sapienza fa il proprio elogio: “Io sono uscita dalla bocca dell’Altissimo e come nube ho ricoperto la terra”

Lettera ai Romani 8,3-9 Fratelli, Dio, mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne.

Vangelo secondo Luca 4,14-22 Il Signore Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Venne a Nazareth, dove era cresciuto, e secondo il suo solito entrò nella sinagoga e si alzò a leggere.

Don Benvenuto Riva parroco di Ballabio
Don Benvenuto Riva

Parroco di Ballabio

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