DON BENVENUTO COMMENTA LE LETTURE DELL’11ª DOMENICA DOPO PENTECOSTE

IL PROFETA ELIA. Dopo Salomone il regno perse un po’ della sua gloria e potenza tra le nazioni, anche perché si era diviso in due parti. Tuttavia la prosperità economica cresceva e quando c’è un po’ di ricchezza e sazietà viene meno il desiderio di cercare Dio.

In quel tempo, siamo più o meno nove secoli prima di Cristo, si fa sentire la voce di Elia, un uomo che dice di sé: “Io sono rimasto solo”. Perché solo? Solo ad essere con decisione dalla parte di Dio, il Dio che ha scelto Abramo come amico, il Dio che ha compiuto cose grandi per salvare il suo popolo dalla schiavitù dell’Egitto. Lui è chiaro e deciso. Invece vede il suo popolo che si perde via nei propri affari, segue le voglie del momento, accetta passivamente certe decisioni inique del re Acab e della regina Gezabele, mette insieme il Dio di Israele con gli dei delle popolazioni locali come Baal e Asera sua moglie. Un popolo a cui va bene tutto, va bene una cosa e anche il suo contrario. Un popolo superficiale e incapace di scegliere con chiarezza e decisione. L’accusa di Elia non si riferisce a particolari crimini o malvagità ma a questa incapacità di scegliere con chiarezza. Le sue parole sono: “Fino a quando salterete da una parte all’altra?”.

Con questa domanda, questa storia, sì antica, diventa attuale e interpella anche noi. Questo “saltare da una parte all’altra” si riferisce all’incapacità di essere fedeli con forza e con decisione a una scelta, e la nostra prima scelta è stata quella del battesimo che ricordiamo ogni volta che professiamo la nostra fede e diciamo il nostro CREDO. Nella celebrazione del Battesimo e a Pasqua facciamo con chiarezza la nostra scelta: rinunciamo a Satana e a tutte le sue opere, crediamo in Dio che è amore, Padre e Figlio e Spirito Santo. Non esiste una via di mezzo, o si sta da una parte o si sta dall’altra. Il libro dell’Apocalisse si esprime con un esempio: “Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Invece no, sei tiepido …!” .

Questo è un forte richiamo al fatto che siamo tutti chiamati alla santità, non semplicemente a una vita abbastanza buona e accettabile, accontentandosi di avere un po’ di salute e pochi eventi fastidiosi. Poi è chiaro che per santità non di deve intendere il compiere gesti eccezionali o diventare famosi. Si tratta invece di compiere quotidianamente la volontà di Dio, sempre e bene, secondo quello che ci viene richiesto nella condizione in cui siamo chiamati a vivere.

Per quanto riguarda la storia di Elia noi non sappiamo bene come sono andate le cose. Quando il popolo ha visto il fuoco scendere dal cielo ha gridato: “Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!” ma poi non c’è stata una vera decisione di seguire Dio, e solo Lui, con tutto il cuore! E’ la storia a dirlo, la storia che culminerà con l’arrivo dei Babilonesi che distruggeranno tutto e porteranno il popolo in esilio, dove finalmente si convertirà al Signore.

Possiamo ricevere un secondo insegnamento dalla storia di Elia e ce lo ricorda l’apostolo Paolo. Anche lui conosceva bene la storia di Elia. Dopo il fatto che abbiamo ascoltato nella prima lettura si dice che Elia fuggì perché era inseguito dalla regina Gezabele. Camminò fino al monte Oreb dove mostrò a Dio tutta la sua delusione e il suo scoraggiamento: “Hanno ucciso i tuoi profeti, hanno rovesciato i tuoi altari, sono rimasto solo e ora vogliono la mia vita”. In risposta Dio, che conosce il cuore di tutti gli uomini, gli fa questa confidenza: “Mi sono riservato settemila uomini che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal”.

Sentiamo anche noi la tentazione di contarci per vedere se siamo in tanti ma scopriamo con amarezza che diventiamo sempre più pochi, che le cose non vanno come prima, che le chiese si svuotano, che non c’è più fede e che le cose stanno andando male. Quindi anche noi siamo pronti a cadere nello stesso scoraggiamento di Elia. Dio potrebbe risponderci come ha risposto a Elia: “Io solo conosco tutte le persone che mi sono veramente fedeli in tutto il mondo e che mi sono fedeli dal profondo del loro cuore!”. Dio ha tenuto nascosto a Elia il numero di queste persone, poi quel giorno glielo ha rivelato. L’ha fatto per pura benevolenza nei suoi confronti.

Così anche con noi: non è necessario che Dio dica a noi quante sono le persone che gli sono fedeli, che lo amano e compiono la sua volontà. Noi sappiamo che guarda a tutti come suoi figli e sue figlie, e se qualcuno si è allontanato lo aspetta con pazienza. Gesù nel Vangelo si serve del paragone della vigna: il mondo intero è la vigna di Dio. Lui la cura con amore e da questa vigna raccoglie sicuramente frutti di obbedienza e di amore.


Don Benvenuto Riva

Parroco di Ballabio

Scarica il foglietto
–> AVVISI DALL’8 AL 15 AGOSTO 2021