BALLABIO – Un momento ricco di sollecitazioni, stimoli, numerosissimi spunti che hanno coinvolto un bel gruppo di persone intervenute all’iniziativa dell’Associazione Ballabio Futura “Storie della storia di Ballabio -l’aere e la tradizione casearia. Tradizioni da leggenda la Valsassina” con Giacomo Camozzini, dottore agronomo e quarantennale esperienza nella Comunità Montana della Valsassina, Michele Corti, già professore di Zootecnica della montagna, esperto ruralista, entrambi presenti all’incontro, coautori con Pietro Buzzoni del libro “Arte casearia e zootecnica. Tradizioni da leggenda in Valsassina”. Un’occasione per recuperare memoria e attualizzare gli eventi alla luce della storia della Valsassina e al ruolo importante di Ballabio.
Camozzini ha evocato la Valsassina come territorio di grandi attività la cui narrazione è raccolta in una collana, scritta a più mani, che “raccontano di grandi primati del nostro territorio (l’arte casearia e la zootecnica, la storia mineraria che dà il là alle aziende metallurgiche e meccaniche, il primato nel turismo e negli sport invernali e l’alpinismo pioneristico) che narrano di una valle a cui non posso essere che orgoglioso di appartenere”. In tutto questo “la zootecnia e l’arte casearia ha un posto essenziale sia per le grandi intuizioni in materia zoo-tecnica, la selezione della vacca “bruna” tipica della Valsassina, vacche ad alta propensione lattaria, lavorativa, con l’affermazione del ruolo dei bergamini come soggetti imprenditori che abbinano alle competenze dell’allevamento del bestiame a quelle dell’arte casearia nella produzione di formaggi d’alpeggio, inizialmente grassi e semigrassi, quindi atti alla conservazione, poi differenziando la produzione verso i formaggi a pasta più morbida, come il quartirolo, lo stracchino, in particolare l’erborinato, la pasta di caprino ed i caprini. Nel passaggio di produzione sperimentano le casere, come luoghi naturali ideali di stagionatura dei prodotti di cui la Valsassina e Ballabio ne erano ricche. Ma non solo questo “non solo lavoro e produzione, questo settore trascina un turismo importante dall’area milanese, ma non solo, ricordo le Terme e l’albergo di Maggio come eccellenze dell’epoca, che aveva, quest’ultimo, una importante proposta nella “cura del latte”, brand importante allora, così come la costruzione di residenze padronali che caratterizzano il tessuto insediativo della valle e di cui Ballabio porta segni ancora evidenti: villa Locatelli, villa Galbani, Villa Bodega, Casa Rigat, casa Corsi, casa Corti, casa Guscetti”.
Il professor Corti ha sviluppato non solo in senso tecnico queste valenze. Ha ricordato la centralità dei bergamini “come detentori di un importante dotazione di capitale (le vacche molto ambite per la ricca produzione di latte) che esercitavano la transumanza verso la pianura, nel periodo autunnale-invernale, e come trasformatori-disegnatori della conformazione dell’agricoltura di pianura che da cerealicola si differenzia anche negli allevamenti di pianura. La transumanza era molto faticosa impegnativa, risale al 300, ed era una sorta di “carovana biblica” con una comunità umana centrata sulla famiglia ed alcuni lavoranti e ogni sorta di animali (oltre alle vacche che erano la ragione del lungo viaggio c’erano capre, suini, galline, oche). Inoltre, ha menzionato la Valsassina come “territorio con una importanza geo-politica di rilievo sia rispetto all’appartenenza al Ducato di Milano (una delle poche valli rimaste a loro) sia per le vie di accesso al lago e Colico e quindi ai Grigioni, sia per la comunanza di cultura pastorale con le alte valli bergamasche. Da qui nascevano concorrenza e collaborazioni tra territori limitrofi che arricchivano il capitale sociale e culturale di questo territorio in una interazione continua”. Il racconto del Prof. Corti, oltre ad un breve excursus storico dello sviluppo della filiera agro-casearia-commerciale, in conclusione si è soffermato sul periodo tra l’Ottocento ed il Novecento.
In particolare, nel rapporto tra pianura e Valsassina che diventa virtuoso. “L’arrivo dei capitali e investimenti dalla pianura ha radici profonde anche nei bergamini e nei produttori e commercianti di formaggi ma subisce un’accelerazione tra fine 800 e soprattutto primi del 900 sino alla Prima guerra mondiale e la crisi del 29. Il gorgonzola soprattutto è il motore di questa accelerazione “la connessione tra la rete dei trasporti ferroviari, il cambiamento degli stili di vita, l’incremento del commercio dei latticini inducono l’aumento della produzione. Il gorgonzola, formaggio pregiato apprezzato anche all’estero ed in concorrenza con il roquefort francese, che da prodotto stagionale (produzione autunnale) grazie alle tecniche di stagionatura naturali(lanche), diviene prodotto su base annuale. Questi produttori quindi vedono nella Valsassina, da Ballabio, Balisio sino al Ponte della Chiusa, un ambito climatico ideale e atto alla stagionatura. C’è un fiorire di attività di imprese piccolo e grandi che nascono in questo contesto e Ballabio ne è un esempio palese con la Emilio Locatelli, Egidio Galbani (diventerà la prima azienda nazionale del settore in quegli anni), la Bodega, i Corsi, i Corti, i Guscetti e di molti commercianti. Qui alle casere di prima generazione (antiche e molte sui pendii montani), seguono quelle di seconda e terza generazione (integrate con impianti di refrigerazione naturali e artificiali e più facilmente raggiungibili)”. “Molte di queste casere sono state smantellate, con l’arrivo della guerra e della crisi degli anni 20, molte sono ruderi alcune sono ancora in vita altre sono state riutilizzate in altri ambiti. Molte aziende chiudono o si spostano in pianura (importante e l’afflusso di famiglie Valsassinesi verso in polo di stagionatura di Novara) ma altre nascono sempre con radici Bergamini che o commerciali. E Ballabio, porta della Valsassina, mantiene una presenza significativa con i Ganassa, che erano di Concenedo, Acquistapace di Cortenova, Carozzi di derivazione bergamasca ma con un passato alla Mauri, Beri Milcare di Primaluna ritirando casere in parte dismesse o di altri proprietari, riutilizzandole con anche ammodernamenti. “Questa fase, post-crisi, è importante perché venuta meno la spinta della stagionatura del gorgonzola molte di queste aziende si differenziano nella produzione. Sulla scia della Cademartori e dalla Mauri (entrambi con ampi insediamenti in pianura) il Taleggio, da prodotto locale-regionale diventa prodotto da mercato nazionale. Oggi l’affermazione sui mercati, trainata dalla grande distribuzione e dalla concentrazione settoriale dell’offerta nelle multinazionali alimentari e condizionata da differenti stili di vita, rende difficile l’emersione dell’importanza di queste esperienze che comunque mantengono una valenza inestimabile”. Giacomo Camozzini in chiusura ha rilevato che “la battaglia, in varie forme, per far emergere il valore culturale e sociale di questa grande e significativa esperienza, pur tra mille resistenze e difficoltà, deve continuare per il bene ed il futuro di questa comunità”.
Ad avvio riunione il presidente dell’Associazione Ballabio Futura, a nome del coordinamento e dei soci, ha brevemente presentato i fini ed i valori che ispirano l’azione presente e futura dell’associazione improntata alla valorizzazione dell’impegno civico e comunitario, nel dar voce ad una pluralità di soggetti con iniziative che continueranno prossimamente.

