Nei mesi scorsi abbiamo ascoltato il racconto della festa di nozze in Cana di Galilea, il racconto di Gesù che dà da mangiare pane e pesci in abbondanza a una grande folla, che ha guarito un cieco dalla nascita, che ha risuscitato l’amico Lazzaro morto da quattro giorni, e pochi altri fatti. Ma ce ne sarebbero tantissimi altri da raccontare. Eppure l’evangelista Giovanni ci dice che quei fatti da lui raccontati sono sufficienti “perché voi crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio”. È come se avesse scritto a tutti noi una lettera e ora ci dice perché ce l’ha scritta. Perché? Per invitarci a compiere un passo che poi segna tutta la nostra vita e la rinnova profondamente. Questo passo si chiama “credere che Gesù è il Cristo”.
Questo vuol dire che avendo incontrato un testimone di alcuni fatti in cui Gesù è stato un protagonista, siamo invitati a decidere se vogliamo avere a che fare anche noi con questo Gesù. È il passo che si chiama FEDE. Una fede che poi va coltivata giorno per giorno e va mantenuta per sempre. Chi compie questo passo ha trovato Gesù vivo, reale, e ha trovato in Lui quel centro attorno a cui ruota tutta la propria vita. Lui diventa la ragione e il fondamento della vita. I pensieri, i sentimenti, le scelte fondamentali della vita, il modo di comportarsi, le parole che si dicono, le amicizie che si frequentano: tutto viene suggerito e plasmato dalla sua presenza, la presenza di Gesù. E questo avviene perché ci si è accorti che in quei fatti raccontati operava una potere e una presenza speciale che è la presenza di Dio, il Dio che si era fatto presente in Abramo, in Mosè, nei profeti di Israele, il “Dio dei nostri padri”. Ecco perché Gesù viene chiamato Cristo, cioè il prediletto da Dio, l’Unto del Signore.Ma perché dovrei credere in Gesù? Perché affidare a Lui la mia vita? La risposta è molto semplice: per vivere!
Ecco le parole di Giovanni: “perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome”. Quindi non una vita qualunque ma unavita “nel suo nome” cioè una vita piena, una vita nella gioia e nella pace, una vita eterna, una vita conforme alla nostra dignità di figli di Dio. Non siamo fatti per accontentarci di una vita breve, con tutte le sue fragilità e la sua superficialità. Anche le piante e gli animali vivono, anche chi non riconosce Dio in qualche modo vive, anche chi vive senza alcuna legge da rispettare vive, anche chi si impone sugli altri con la violenza e senza alcun rispetto vive, anche chi si accontenta di mangiare, bere e viaggiare vive, e magari accumula pure tanti soldi, fin che va bene. Si può tirare avanti a campare e puntare tutto su un po’ di salute e un po’ di fortuna, così finché va bene, va bene. Se poi succede qualcosa di brutto intorno a noi si dice: mi dispiace, poveri loro! Speriamo che non succeda anche qui! Ma accettiamo di dire che questa sarebbe una vita brutta che non vale la pena di essere vissuta? Siamo fatti per una vita alta, infinitamente bella e buona e dobbiamo cercarla con passione e buona volontà fino a quando qualcuno ci dice che solo Gesù, inviato a noi da Dio stesso, ce la può donare.Sono i testimoni che avendo fatto anche loro questa esperienza ce ne possono parlare e ci possono indicare che la via della vita è solo Gesù.
Questi testimoni sono quei discepoli pieni di paura che vivevano da giorni in casa per paura di essere arrestati, e anche con il rimorso di avere abbandonato il loro amico nel momento del suo arresto e della sua morte. Gesù li va a trovare, dona a loro la sua pace e rinnova tutta la sua amicizia e la sua fiducia in loro. Questo testimone è Tommaso che prima non voleva credere e poi ha sfidato Gesù in una maniera davvero insolita (“Se non metto il mio dito …) ma poi si affida a Gesù adorandolo come suo Signore e suo Dio!
Quei testimoni sono Pietro e Giovanni che nel nome di Gesù guariscono un uomo infermo di circa quarant’anni e che vengono definiti “persone semplici e senza istruzione” ma che parlano con franchezza davanti a un pubblico tribunale nonostante tutte le minacce e proibizioni. Questi testimoni, per la maggior parte di noi, sono stati i nostri genitori con il loro quotidiano modo di vivere improntato a semplicità e onestà, con una vita di fede, cioè adesione al Signore ma con l’orientamento alla vita futura, nell’attesa di una giustizia più alta di quella terrena e con uno stile di servizio e di voler bene a tutti.
Insomma una vita animata dalla speranza e dalla carità. Dobbiamo riconoscere che troppe volte siamo disposti anche a parlare di fede ma ridotta ad abitudine e anche a tradizioni da mantenere vive, senza un vero collegamento con il frutto della fede che è una vita piena, bella, eterna.
Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla. Su pascoli erbosi mi fa riposare. Ad acque tranquille mi conduce. Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni. (Salmo 22)
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Don Benvenuto Riva
Parroco di Ballabio e Morterone
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