“Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni e gli altri”. Questo è un momento solenne e drammatico. Infatti Gesù dice: “Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato!”. Siamo durante l’ultima cena di Gesù con i suoi apostoli. Gesù ha appena terminato di lavare i piedi ai suoi discepoli in segno di amore e di servizio e “turbato nello spirito” dice: “In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà”. Allora i discepoli si guardano a vicenda, incerti di chi parli. È il momento reso immortale anche dal famoso “Cenacolo” di Leonardo da Vincinella chiesa di S. Maria delle Grazie, a Milano.
Il momento in cui Giovanni, seduto accanto a Gesù, si china sul suo petto e gli chiede: “Signore, chi è?” E Gesù, dando un boccone di pane intinto nel vino a Giuda, fa capire di chi si tratta. “Ricevuto il boccone, quello (Giuda) uscì subito; ed era notte”. Con questa uscita di Giuda inizia il dramma del tradimento, dell’arresto e di tutta la sofferenza di Gesù fino alla morte sulla croce. Dicendo: “Ora il Figlio dell’Uomo è stato glorificato” è come se dicesse: “Eccomi, sono pronto: questo è il momento supremo della mia vita, il momento in cui mi dono tutto al Padre e a voi miei amici”.
Per ben cinque volte Gesù usa il termine glorificare riferendosi a sé e al Padre. Vuol dire che questa ora è davvero solenne. È l’ora a cui stava pensando a Cana di Galilea quando Gesù disse alla madre che gli faceva notare la mancanza di vino: “Non è ancora giunta la mia ora”. È il motivo per cui Gesù scappava quando lo inseguivano, cercando di ucciderlo, “perché non era ancora giunta la sua ora”. Ma adesso che la sua ORA è giunta Gesù non fugge più, si lascerà arrestare e si offrirà spontaneamente alle mani dei suoi nemici che lo condurranno alla morte. Tutto questo avviene perché Gesù si offre spontaneamente in dono ai suoi amici, a tutti noi. E proprio perché è consapevole che è giunto alla fine della sua vita terrena Gesù lascia ai suoi amici una preziosa eredità. Non si tratta di somme di denaro, di case o terreni. Si tratta di qualcosa di veramente prezioso e di unico: si tratta dell’amore.
Ma qui c’è qualcosa di speciale.Infatti Gesù stesso a suo tempo aveva detto: se amate soltanto quelli che vi amano cosa fate di speciale? Anche i pagani lo fanno. Si può dire che tutti hanno il loro modo di mostrare un certo amore. Infatti senza un po’ di amore non si può vivere. Abbiamo bisogno di capirci e di aiutarci un po’ a vicenda. Ma Gesù invita noi suoi discepoli a fare qualcosa di più, qualcosa che gli altri non sanno o non vogliono fare: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi fanno del male, pregate per coloro che vi perseguitano.
Cose altissime e grandi che ci rendono simili al Padre misericordioso che fa sorgere il suo sole sui giusti e sugli ingiusti, il Padre che gioisce nel riabbracciare il figlio che si era allontanato ma che ora torna pentito a casa. E lo perdona felice di averlo ritrovato. Eppure sembra che manchi ancora qualcosa.Ecco perché Gesù aggiunge un aggettivo importante: quello che vi do è un comandamento nuovo, cioè un comandamento mai sentito prima, un comandamento che suscita una miriade di domande e perplessità, forse anche paura e rifiuto. “Come io ho amato voi, amatevi anche voi gli uni gli altri”.
La differenza sta proprio qui, la novità è proprio quel come. Si apre davanti a noi la strada di conoscere in che modo Gesù ci ha amato. Gesù ha cominciato a fare del bene a tutti soprattutto guarendo tanti ammalati e consolando persone sofferenti ma ha proseguito in modo umile e mite non rispondendo al male e non volendo il male di chi lo insidiava. Ma soprattutto “sapendo che era giunta la sua ora di tornare al Padre, Gesù avendo amato i suoi che erano nel mondo li amò sino alla fine”. Questo è il modo di amare di Gesù: amare sino alla fine. Lui, il Maestro e il Signore, si alza da tavola e si inginocchia davanti ai suoi amici per lavare loro i piedi come segno di servizio e di dono totale. Il modo di amare di Gesù è quello di non fermarsi al poco o al tanto ma di puntare al tutto: donare tutto se stesso! È come dire che un po’ di bontà e di generosità sono senz’altro cose buone e tanti si dimostrano buoni e generosi. Ma Gesù va molto oltre: dona se stesso, e tutto se stesso.
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Don Benvenuto Riva
Parroco di Ballabio e Morterone
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