DON BENVENUTO COMMENTA LE LETTURE DELLA SETTIMA DOMENICA DI PASQUA

Teniamo presente che subito dopo queste parole, Gesù con i suoi discepoli andò nel giardino detto “degli ulivi” per passarvi la notte ma sarebbe arrivato Giuda con i soldati per arrestarlo e i discepoli si sarebbero dispersi. È l’inizio della passione di Gesù. 

Dunque quella sera, pregando il Padre, Gesù ha pensato anche a noi: “Non prego solo per questi (cioè i discepoli presenti quella sera) ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola”. Si sta parlando di noi che crediamo in Gesù perché la parola scritta nel Vangelo e la testimonianza di vita che si è trasmessa di generazione in generazione è arrivata fino a noi credenti di oggi. Vale la pena avere un pensiero di riconoscenza per tutti coloro che nei secoli passati hanno reso possibile questo miracolo storico. Più che miracolo si potrebbe dire un grande dono di Dio che ha scelto la via della storia con tutte le vicende belle e brutte, luminose e oscure che sono successe, la vita nella fede testimoniata da persone semplici è arrivata fino a noi. 

Ma c’è un altro pensiero che ci deve riempire di riconoscenza e ammirazione: nella mente e nel cuore di Gesù, eterno Figlio di Dio nel quale tutto è stato fatto, quindi anche noi, mentre si accingeva a dire il suo SÌ al Padre e a compiere la sua volontà, c’è stato un posto per ognuno di noi. È per nostro amore che si è deciso a fare tutto quello che sappiamo: dall’arresto alla flagellazione, alla crocifissione fino alla sepoltura e infine la risurrezione da morte. 

Ma proprio pensando a noi che cosa ha chiesto al Padre come dono per noi? Ha chiesto “tutti siano una cosa sola”, ha chiesto il dono dell’unità, della capacità di vivere insieme nella serenità e nella pace. Ma, quando si parla di questo, il pensiero scivola via e si pensa facilmente al fatto che tutti i credenti in 

Cristo sparsi in tutto il mondo effettivamente si trovano divisi perché non sono d’accordo sulle questioni dottrinali o per vecchi dissidi e risentimenti. Ci siamo noi cattolici ma ci sono anche i protestanti, gli ortodossi, gli anglicani e poi tante altre denominazioni di comunità che si dicono cristiane. Ma per questa volta mettiamo da parte queste questioni e pensiamo a noi stessi, alle nostre famiglie, ai nostri gruppi, alle nostre comunità: è lì che siamo chiamati a vivere uniti gli uni con gli altri. Eppure ci rendiamo conto che basta un nonnulla per rompere questa unità: ai nostri occhi una arrabbiatura, una parolaccia, una lite, un disaccordo, un sentimento di gelosia nei confronti di una persona, o di invidia, una disattenzione, una incomprensione, una chiusura o una indifferenza, una presa in giro, un rifiuto di aiutare, ci sembrano tutte cose superficiali e da nulla. Quindi non ci preoccupiamo molto e diventano cose quotidiane. A volte siamo preoccupati di non fare cose gravi. Ma cosa sono le cose gravi? Le cose dette sopra ci sembrano leggere e quindi sono tollerabili. Ma non è così. E se si dice che sono cose serie si può essere accusati di esagerazione. 

Consideriamole invece con gli occhi e la sapienza di Gesù quando dice: “Io in loro e Tu in me, perché siano perfetti nell’unità”. Non è sufficiente andare un po’ d’accordo e volerci un po’ di bene. Gesù vuole che siamo perfetti nell’unità: quando si vive insieme andando d’accordo perché ci si capisce e si collabora tenendo presente che non siamo chiamati ad essere tutti uguali perché in realtà siamo tutti diversi gli uni dagli altri, ed è bene che sia così, allora la vita diventa veramente bella e non si parla della vita eterna. Questa verrà a suo tempo e la godremo fino in fondo e per sempre. Si sta invece parlando della vita che ci è data da vivere su questa terra pur sapendo che è una vita fragile, insidiata, piena di pericoli e di prove, ma quando c’è l’accordo e l’unità diventa veramente bella. E questa bellezza riguarda tutti gli ambiti della vita: mettiamo al primo posto la vita in famiglia e nelle comunità nelle quali viviamo. Ma la bellezza della vita riguarda anche il mondo dell’arte, dello sport, della ricerca, dello studio, della vita civile: quando si è uniti nella diversità ci si aiuta reciprocamente, ci si arricchisce, si ottengono grandi risultati. Dove c’è divisione e opposizione lì c’è perdizione e insuccesso. Dove c’è unità e concordia lì c’è salvezza e pace. Dov’è carità e amore qui c’è Dio. Lo cantiamo sempre!

 

Don Benvenuto Riva
Parroco di Ballabio e Morterone

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