San Paolo scrivendo ai cristiani di Corinto, ricorda a loro il tempo in cui erano stati pagani cioè prima di accogliere l’annuncio del Vangelo di Gesù nostro salvatore. In quel tempo si lasciavano trascinare senza alcun controllo verso gli idoli muti. Che cosa erano? Statue o statuette, raffigurazioni di elementi naturali come il vento e il mare, la luna e il sole. Tutte cose che hanno una loro bellezza ma che non vedono, non sentono, non parlano. Così erano gli dei e le dee che i nostri avi hanno seguito e adorato in queste nostre terre. In altri continenti hanno seguito altra tradizioni che portavano i popoli ad offrire sacrifici e preghiere ma sempre a qualcosa che non sente e non vede e non può rispondere. Tutto avveniva (e avviene anche oggi) in buona fede perché nessuno aveva ancora annunciato la parola che c’è un Dio vivente che ci ha creato tutti come suoi figli.
Eppure dobbiamo vigilare su noi stessi perché quello che avveniva in passato può avvenire anche oggi e può avvenire anche a noi che siamo battezzati e diciamo di essere credenti. Può capitare anche a noi di affidare la nostra vita a qualche idolo muto! Guardiamo ai soldi per esempio: sono molto utili per la nostra vita e devono essere usati bene e possono fare del bene. Ma a volte, quasi senza accorgersi, qualcuno invece di usare dei soldi si mette al servizio dei soldi. Quante volte si è chiamato il denaro il dio di questo mondo! Un dio che non vede e non sente, un dio che non rende felici, un dio che non ama, un dio freddo e terribile! Ma qualcuno può affidare la propria vita ad altri idoli come una macchina di lusso, una carriera, un posto importante, un posto di comando e di esercizio di potere, una moda, un oggetto ritenuto prezioso e lungamente desiderato o una semplice passione. Insomma qualcosa che al momento sembra che ti possa dare una parvenza di pienezza e di felicità. Ma sono tutti idoli muti e sordi, incapaci di esprimere un palpito di affetto e un momento di dialogo e di confidenza. Ma un giorno a noi è giunta una parola che ci ha rivelato l’esistenza
di un Dio buono che ci ascolta e ci protegge, qualcuno ci ha insegnato a rivolgergli la parola e ci ha fatto credere che lui ci ascolta.
Chi ci ha detto queste cose? Ciarlatani e imbroglioni di passaggio o forse persone che insieme alla parola si sono presi cura di noi? Non si tratta forse dei nostri genitori e nonni e altre persone in mezzo alle quali siamo cresciuti? La prima cosa che fa il Dio vivente è quella di rispettare la nostra libertà. Non siamo come i corinzi antichi, gli antichi efesini e greci e romani ancora nel paganesimo, quando si lasciavano trascinare senza alcun controllo. Il Dio vivente, prima di entrare in casa nostra bussa e aspetta la risposta. Quando qualcuno viene battezzato per prima cosa gli si chiede: Che cosa vuoi? Se risponde liberamente Il Battesimo e la vita eterna allora si va avanti. Se dovesse rispondere altro gli si dice che ha sbagliato. E se il bambino è molto piccolo allora si rivolge la domanda ai genitori: Che cosa volete? Questo è il momento della libertà. Se i genitori liberamente chiedono il battesimo del bambino o della bambina che verranno educati ad ascoltare la Parola di Gesù e ad amarlo, allora avviene una cosa straordinaria, la più straordinaria di tutte cioè quello che dice Gesù: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”.
Che cosa c’è di più straordinario che un essere umano, all’apparenza molto piccolo, possa diventare una casa dove Dio, che spesso chiamiamo infinito, viene ad abitare? Come può avvenire questo? Tutto sommato rispondere è abbastanza semplice: non è vero che noi siamo piccoli! Siamo grandi anche noi anzi siamo qualcosa di misteriosamente grande e infinito. Se il nostro corpo è piccolo nei confronti dell’universo la nostra mente e il nostro cuore non si possono misurare perché sono aperti all’infinito e lì Dio amore è felice di essere accolto da ciascuno di noi.
Nel racconto di Abramo che abbiamo ascoltato poco fa abbiamo sentito di tre uomini che si avvicinano alla tenda di Abramo: lui va loro incontro ma li invoca come un essere solo, si prostra fino a terra, si professa suo servo, spera di avere trovato grazia ai suoi occhi. Ma poi si preoccupa di farli star bene e che si riposino un po’. Va a prendere il pane, chiama la moglie per preparare focacce, prende il vitello tenero e buono e lo dà al servo perché lo prepari, poi prende panna e latte fresco. Quante cose ma per dire: quanta premura e attenzione ha avuto Abramo nell’accogliere quell’ospite così strano e misterioso!
Così anche noi pensiamoci e preoccupiamoci di manifestare premura, attenzione, affetto, rispetto nell’accogliere in casa nostra come ospite straordinario il Padre, il Figlio Gesù e lo Spirito Santo!

Don Benvenuto Riva
Parroco di Ballabio e Morterone
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