BALLABIO – A Ballabio, la memoria ha finalmente trovato una casa per Filippo Goretti e Gianfranco Lombardini, due giovani del paese strappati alla vita dai campi di concentramento nazisti. I loro corpi non sono mai stati ritrovati, dissolti nei forni crematori, senza una tomba su cui piangere. Ma ieri, nel piccolo parco di via Matteotti, sono state posate due “pietre d’inciampo” che ne custodiranno il ricordo per sempre.
Le vite spezzate di due giovani
Filippo Goretti, appena diciottenne, fu arrestato dopo aver partecipato allo sciopero generale del 7 marzo 1944 a Lecco. Deportato a Mauthausen, venne assassinato il 23 ottobre dello stesso anno. Gianfranco Lombardini, partigiano ventunenne, scomparve nel lager di Bergen-Belsen l’8 marzo 1945: la sua fine resta avvolta nel mistero, probabilmente sepolto in una fossa comune durante l’evacuazione del campo.
Un gesto che va oltre il simbolo
La cerimonia, organizzata dall’ANPI della Valsassina in collaborazione con il Comune, ha visto la partecipazione di autorità, parenti e cittadini. Il sindaco Giovanni Bruno Bussola ha sottolineato la scelta del luogo, un parco centrale già dedicato alla memoria di Pino Galbani e delle vittime dei lager, dei gulag e delle foibe. Qui, chiunque passerà, si imbatterà nella memoria di Filippo e Gianfranco.
Angelo Pavoni, presidente dell’ANPI locale, ha ricordato come la posa delle pietre non sia solo un gesto simbolico ma un monito: il fascismo non fu un incidente della storia, ma una realtà che può ripresentarsi. Il ricordo, dunque, diventa impegno collettivo contro il ritorno di quelle ideologie e per un futuro di solidarietà, giustizia e libertà.
La memoria come antidoto all’oblio
I nipoti dei due deportati, Virgilio Invernizzi e Roberta Lombardini, hanno espresso l’importanza di questo momento: per loro è come riportare a casa i propri cari, un gesto che trasforma il dolore in speranza e impegno per un mondo più giusto. “La nostra è una storia collettiva”, ha detto Roberta, “un legame indissolubile che ci impegna a tramandare coraggio e ideali”.
Augusto Giuseppe Amanti, instancabile promotore delle iniziative per la memoria, ha definito la cerimonia come il funerale che Goretti e Lombardini non hanno mai avuto.
Ha ricordato anche gli altri deportati di Ballabio: Antonio Goretti, Lanfranco Invernizzi e Deo Invernizzi, quest’ultimo sopravvissuto alla prigionia ma non alle sue conseguenze.
Un invito a non dimenticare
Il prefetto Sergio Pomponio ha sottolineato il valore della memoria individuale: ogni pietra ricorda una vita travolta dalla storia, ma resa indistruttibile dal ricordo. Il parroco don Benvenuto Riva ha benedetto le pietre, ricordando che la memoria è già di per sé una benedizione, un dovere e un antidoto alla guerra.
La cerimonia si è conclusa con i canti del coro “I Vous de la Valgranda”, rendendo ancora più toccante l’omaggio ai due giovani ballabiesi. Le pietre d’inciampo, nate dall’idea dell’artista tedesco Gunther Demning, sono ora nove in Valsassina e una trentina in tutta la provincia di Lecco: piccoli segni nel tessuto urbano, grandi moniti contro l’oblio.
Un messaggio alle generazioni future
Le pietre d’inciampo non sono semplici targhe: sono un invito costante a riflettere sulla storia, a non dimenticare che dietro ogni nome c’è una vita, un sogno spezzato, una famiglia ferita. E che la memoria, se coltivata, può essere il terreno su cui costruire una società più giusta e consapevole.
G.P.C.




