DON BENVENUTO COMMENTA LE LETTURE DELLA TERZA DOMENICA DOPO PENTECOSTE

C’è un proverbio che dice: “Tutto è bene ciò che finisce bene”. Il racconto che abbiamo ascoltato nella prima lettura parla di una cosa tragica che sta all’origine di tutti i nostri mali: parla della disobbedienza a Dio ispirata dalla voce del serpente tentatore, parla di maledizioni, di fatica, di dolori e di morte. È l’inizio della nostra storia piena di drammi, di violenze e di morte che continua fino ai nostri giorni. Ma alla fine l’uomo e la donna sono ancora insieme nel condividere dolori e fatiche e le ultime parole parlano di maternità e di vita: “L’uomo chiamò sua moglie Eva perché ella fu la madre di tutti i viventi”.

In tutto il racconto ci sono immagini e simboli che restano impressi nella nostra mente anche perché sono stati rappresentati da grandi pittori, come il serpente, il frutto dell’albero dipinto come una mela rossa e bella. Fermiamoci invece su un’altra bella immagine: “Il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno”. Noi non abbiamo altro modo di parlare di Dio, che è invisibile ai nostri occhi, se non quello di raffigurarlo come se fosse un uomo. E qui viene scelta una immagine molto bella che non dovremmo mai dimenticare: un uomo sereno che ha una bella casa circondata da un bellissimo giardino. Per rilassarsi va a fare una passeggiata nel suo giardino a prendere un po’ di aria fresca. Però questo non gli basta. Sente il bisogno di chiacchierare con qualcuno, di dialogare con amici, con persone che lo capiscano. Vuole passare del tempo con loro in buona armonia e godere della loro amicizia. Come è bella questa immagine di Dio!

Purtroppo, in seguito, altre immagini di Dio avrebbero preso il sopravvento: il Dio giudice, il Dio combattente, il Dio controllore, il Dio che

punisce. Queste ci hanno fatto dimenticare questa bella familiarità che c’è tra noi e Dio. Prima di questo racconto si parla della grande armonia che c’era nel mondo: armonia tra l’uomo e la sua donna, armonia tra esseri umani e l’ambiente naturale: piante, animali, mari, montagne, armonia tra il mondo intero e Dio che l’ha fatto perché noi lo abitassimo e fossimo capaci perfino di migliorarlo e renderlo utile alla nostra vita. È vero che questo racconto ci ha parlato di una disobbedienza che sembra avere rovinato tutto ma in realtà non è così. La familiarità con Dio è sempre davanti a noi e la possiamo vivere sempre, basta che lo vogliamo. Dio è sempre nostro Padre. È sempre innamorato di noi e noi siamo sempre i suoi figli. In fondo ricordiamo e riviviamo questa realtà ogni volta che ci rivolgiamo a Dio chiamandolo con fiducia: “Padre …”. Ma anche tutte le volte che compiamo un gesto di amore fraterno con chiunque siamo testimoni e costruttori di quell’armonia che Dio ha voluto per noi da sempre, fin dal principio e per sempre.

La storia che abbiamo ascoltato nella prima lettura non è una storia antica ma è storia di questi giorni: ogni volta che si rompe la familiarità con Dio, ogni volta che si fa di testa nostra e si estranea Dio dalla nostra vita, ogni volta che coltiviamo il sospetto che Dio non voglia la nostra felicità ma voglia darci dei pesi da portare e punizioni da sopportare, avvengono i disastri che sono davanti ai nostri occhi sia in noi che nel mondo intero. Ma quando sappiamo di essere figli di Dio e ci comportiamo da figli e fratelli allora tutto cambia. Ma anche questo affonda le sua radici nella paternità e nella bontà di Dio che non ha abbandonato i suoi figli, cioè noi.

Infatti nella storia che abbiamo ascoltato c’è anche la promessa di una donna che avrà un figlio che riporteranno una vittoria schiacciante su colui che ha portato nel mondo disordine, ribellione e guerra: “Io porrò inimicizia tra te e la donna, fra la tua sua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”. Chi è questa donna? Ce lo dice il Vangelo nel racconto che siamo soliti ascoltare nelle feste di Natale. E’ Maria sposa di Giuseppe che darà al bambino che nascerà il nome di Gesù: “egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”. L’unico peccato che dà origine a tutti gli altri è avere allontanato Dio e averlo considerato un estraneo, un peso da sopportare, o anche un nemico da combattere. Questo è un rischio che corriamo anche noi nella nostra vita quotidiana. Ma Dio non si è lasciato scoraggiare dalle nostre indifferenze e disobbedienze. Ci ha mandato il suo figlio Gesù, nato da Maria. E quando è nato gli angeli hanno cantato ai pastori: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Egli ama!”

Don Benvenuto Riva
Parroco di Ballabio e Morterone

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