Abbiamo sentito poco fa l’apostolo Paolo che parla della “fede di Abramo, il quale è padre di tutti noi davanti a Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che non esistono”. Il fatto che Abramo sia padre di tutti noi ci viene detto con semplicità, con chiarezza e può suscitare in noi il desiderio di conoscere meglio questo nostro padre. È una cosa naturale avere questo desiderio di sapere da chi veniamo, chi ci sta nel nostro passato. Ma tutto si fa più difficile quando ci accorgiamo che non basta sapere il nome del nostro padre. Bisogna anche sapere quante prove Abramo ha attraversato e ha saputo superare. Sapere poi che anche noi possiamo essere messi alla prova come Abramo e siamo chiamati ad uscirne vincitori ci può fare molta paura! Eppure è questo che avviene! Che cosa siamo chiamati a fare? Questo: a non vacillare nella fede. Così è detto di Abramo: “Egli non vacillò nella fede, pur vedendo già come morto il proprio corpo – aveva circa cento anni – e morto il seno di Sara. Di fronte alla promessa di Dio non esitò per incredulità, ma si rafforzò nella fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che quanto egli aveva promesso era anche capace di portarlo a compimento”. All’inizio Abramo è stato chiamato da Dio a lasciare la propria terra per andare in un luogo che ancora non conosceva, fidandosi della promessa che Dio gli aveva fatto: ti darò un figlio, una lunga discendenza e ti darò una terra. Passano circa venticinque anni ed è sempre straniero e ospite nella terra che ha raggiunto e il figlio non è arrivato. Poi un giorno Dio va a visitare Abramo – è la storia che abbiamo ascoltato oggi – e gli dice: “Passerò da te l’anno prossimo e allora Sara tua moglie avrà in braccio un bambino!”.
Poi gli manifesta il progetto di distruggere due città, Sodoma e Gomorra, per la loro malvagità. Ma abbiamo sentito con quanta fede e quanta insistenza Abramo prega per ottenere giustizia: infatti a Sodoma è andato ad abitare anche suo nipote Lot, figlio di suo fratello, con tutti i suoi familiari e servi. Alla fine Dio esaudisce la richiesta di Abramo che considera ormai suo amico. Ma la vera prova verrà dopo. Quando il figlio Isacco nasce e cresce Abramo si sente felice e la sua vita è arrivata al suo compimento: può dire di avere avuto tutto! Ma proprio allora viene il buio più totale: intuisce che non basta dire a Dio il suo grazie e offrire pecore o vitelli a Dio che non ha bisogno di niente perché Lui è già il Signore dell’universo. Intuisce che bisogna dargli qualcosa di caro e di prezioso ma Abramo non ha nulla di più caro e prezioso del figlio! Improvvisamente Abramo vede un Dio esigente e duro, che prima dà e poi toglie, che promette e non mantiene. Momento estremamente duro e oscuro, veramente terribile! Ma Abramo non si è ribellato a Dio, non gli ha voltato le spalle. Nell’istante in cui Abramo stava per sacrificare suo figlio a Dio, Dio lo blocca e gli dice: “Io voglio il tuo cuore non il tuo sacrificio!”. Altri esempi ci sono nella storia: esempi di uomini e donne che attraversano momenti difficilissimi ma che hanno il coraggio e la forza di rimanere saldi in Dio che non li abbandona.
L’esempio più grande è quello di Gesù sulla croce che nell’infinità della sua sofferenza, con amore si abbandona alle mani del Padre, e accanto a Lui l’esempio di Maria che “stava presso la croce” nel buio del cuore immerso nel dolore. Come Abramo, non vacillarono nella fede ma continuarono a credere in Lui “che dà la vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che non esistono”. È normale che tutto questo ci possa fare paura e sapere che qualcosa del genere possa succedere a noi ci fa tremare. Eppure persone al giorno d’oggi, che nella semplicità della vita quotidiana, che vivono in mezzo a noi, vivono come Abramo senza vacillare nella fede ma perseverando con forza e speranza, come Gesù e Maria, ci sono. È difficile additarle perché fin che si è in questa vita c’è sempre il rischio di venire meno. Infatti occorre perseverare fino alla fine. In passato si è scritto e predicato che “dopo Auschwitz Dio non può esistere!”.
Oggi con tutta la violenza delle guerre da cui siamo circondati sono in tanti a dire che Dio guarda dall’altra parte e non si interessa del mondo e non ascolta le nostre preghiere. “Dov’è Dio?” spesso ci si chiede. Oppure si pensa “cosa ho fatto io per meritarmi tutto questo? Dio non è giusto!”. Sono tutti modi di vacillare nella fede. Che Dio ci aiuti veramente a restare sempre saldi nella nostra fede in Lui, come ha fatto Abramo. Ringrazio Dio di avermi concesso questa grazia: essermi trovato davanti a persone anche qui a Ballabio delle quali ho pensato: eccola qui la vera fede, la fede di Abramo!

Don Benvenuto Riva
Parroco di Ballabio e Morterone
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