DON BENVENUTO COMMENTA IL VANGELO: SETTIMA DOMENICA DOPO PENTECOSTE

Giosuè ha preso il posto di Mosè nella guida del popolo. Un giorno, probabilmente verso la fine della sua vita come se volesse fare un testamento, ha convocato una assemblea di “di tutte le tribù d’Israele”.È molto facile pensare che a quella assemblea siano intervenute persone nomadi che vagavano in quei territori alla ricerca di pascoli per i loro animali. Tante persone che avevano le loro tradizioni di famiglia, tramandate di generazione in generazione. Tra queste tradizioni c’erano anche quelle che riguardavano le credenze religiose. Queste si fondano su un fatto molto semplice: per vivere occorre sempre qualche protezione dal mondo spirituale che è molto misterioso. Nessuno di loro aveva fatto l’esperienza del cammino nel deserto del Sinai e neppure avevano sentito parlare dei dieci comandamenti ricevuti da Mosè.Davanti a questo fatto Giosuè ha avuto una intuizione veramente straordinaria. Semplicemente li ha invitati a scegliere e ad essere fedeli alla loro scelta. Insomma li ha invitati ad essere chiari e onesti, ad uscire dalla confusione e dalla superficialità di chi dice “ma sì, va bene tutto” “un dio vale l’altro” “l’importante è mangiare e bere” “se capita una guerra l’importante è vincere i nemici con l’aiuto del nostro dio, se lui non ci aiuta perché è debole lo lasciamo e ne prendiamo un altro”. Giosuè si mette davanti al popolo con quella mentalità che noi oggi chiamiamo la “libertà religiosa”.

È come se avesse detto: “Io vi lascio liberi di fare quello che volete nel seguire le vostre tradizioni e i vostri riti. Potete seguire le tradizioni dei popoli che sono vicini a noi oggi o le tradizioni dell’Oriente dov’è il fiume Eufrate, terra d’origine dei patriarchi. Sappiate comunque che io ho già deciso di servire il Signore, Colui che ha guidato il popolo al tempo di Mosè e ci ha salvati da molti pericoli!”.Anche al giorno d’oggi molto spesso tante popolazioni vengono perseguitate ed oppresse a causa delle loro tradizioni religiose. Anche la nostra fede cristiana in tante nazioni del mondo è ostacolata e perseguitata.

Ed è molto triste ricordare che lungo duemila anni di storia alcuni capi sia politici che religiosi proprio all’interno del cristianesimo hanno tradito questo valore del rispetto delle convinzioni religiose di ciascuno. Dio vuole che chi lo serve lo faccia in assoluta libertà, per puro amore e non per obbligo. E questo semplicemente perché Dio è Padre, e come Padre vuole dei figli che lo amino e lo rispettino e abbiano fiducia in Lui, e non vuole degli schiavi che lo servano per paura o degli operai che lo servano per poter essere poi ben pagati.Ammiriamo Giosuè che ha messo gli antichi discendenti di Abramo davanti alla responsabilità di una scelta. Certo, lui ha ricordato a tutti il motivo per cui voleva servire il Signore e non altri: il motivo è che “il nostro Dio ha fatto salire noi e i padri nostri dalla terra d’Egitto, dalla condizione di schiavitù, ha compiuto grandi segni dinanzi ai nostri occhi, ci ha custodito per tutto il cammino che abbiamo percorso, ci ha salvato da molti pericoli”.Gesù ha fatto la stessa cosa di Giosuè quando ha chiesto agli apostoli che aveva scelto: “Volete andarvene anche voi?”. Tanti se ne erano già andati a causa di alcuni insegnamenti di Gesù a proposito del pane che nutre il nostro spirito e dona la vita eterna. Gesù è disposto anche a rimanere da solo ma non a cambiare il suo insegnamento per renderlo un po’ più leggero e sopportabile.

È bene ricordare che l’atteggiamento di Gesù vale anche per noi oggi: Gesù offre anche a noi la libertà di andarcene e di non seguirlo più. Se troviamo la sua Parola dura e inutile o pesante, se sentiamo che la vita cristiana non ci dà gioia e speranza, Gesù è capace di dirci: “Vuoi andartene anche tu? Vai pure!”.È la stessa cosa che ha fatto quel padre che aveva due figli quando il minore gli ha detto : “Dammi la parte di eredità che mi spetta”. Il padre gliel’ha data e il figlio se ne è andato lontano. Il padre non l’ha legato con una catena per trattenerlo in casa e così salvarlo dai pericoli. Era suo figlio e non poteva trasformarlo in schiavo. Così Dio rispetta anche la nostra libertà: se pensiamo di trovare più gioia di vita, esperienza di libertà, entusiasmo e forza senza di lui o lontano da Lui, Dio ci lascia andare. Se non troviamo l’intensità e la gioia nell’atto di amore infinito in Gesù che ci dona la sua vita dicendo “Prendete e mangiate, questo è il mio corpo, questa è la mia vita che dono a voi”, ci lascia liberi di andare e cercare altre esperienze religiose più esaltanti e più gioiose rispetto alla nostra eucaristia. Ma dove andremo? Che cosa troveremo?

Don Benvenuto Riva
Parroco di Ballabio e Morterone

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