MORTERONE ACCOGLIE L’ARCIVESCOVO DELPINI: “CHIESA VIVA ANCHE NEI LUOGHI PIÙ PICCOLI”

MORTERONE – Una mattinata di sole limpido e aria fresca ha accolto sabato 9 agosto l’Arcivescovo di Milano, Monsignor Mario Delpini, in visita pastorale a Morterone, il comune più piccolo d’Italia per numero di abitanti. Un evento atteso con grande emozione dalla comunità, che conta appena una trentina di residenti ma una fede solida e radicata nella storia della Valsassina.

L’incontro con i fedeli è avvenuto sul sagrato della parrocchiale della Beata Vergine Assunta, dove l’arcivescovo ha ricevuto il saluto del parroco don Benvenuto Riva, di quello uscente don Agostino Butturini e di don Luca Invernizzi del sindaco Dario Pesenti e della responsabile della parrocchia Antonella Invernizzi. Con i sacerdoti l’arcivescovo ha presieduto la messa solenne attorniato da numerosi chierichetti, alla presenza dei fedeli, del Sindaco e di alcuni villeggianti saliti in paese per l’occasione. Al termine della celebrazione è stato omaggiato da un cesto con i prodotti tipici locali che hanno reso Morterone laboratorio di sapori e formaggi.

Delpini ha rivolto parole profonde e affettuose alla comunità: “Morterone ci ricorda che la Chiesa non vive di numeri, ma di cuori. Anche dove ci sono pochi abitanti, la luce del Vangelo brilla se c’è qualcuno che prega, che spera, che ama.”

Con il suo stile diretto e sobrio, l’arcivescovo ha parlato dell’importanza della perseveranza nella fede anche nelle realtà più piccole, dove la solitudine e il riposo possono diventare occasione di ascolto più attento della Parola. “Voi siete pochi – ha detto – ma siete come l’olio nella lampada delle vergini sagge: silenzioso, nascosto, ma essenziale. E Dio non dimentica nessuno.”

Al termine della celebrazione, Delpini si è intrattenuto con i presenti nel sagrato, condividendo momenti di dialogo, ascoltando storie di vita e benedicendo anziani e bambini. È poi salito a piedi verso il piccolo cimitero del paese, dove ha pregato in silenzio per i defunti, un gesto che ha commosso molti.

Il sindaco Pesenti ha donato all’arcivescovo un libro fotografico sul territorio e un vasetto di miele prodotto localmente. Delpini, con il suo consueto sorriso discreto, ha ringraziato dicendo: “Questo miele è come la vostra fede: fatto di pazienza, silenzio e bellezza nascosta.”

La visita si è conclusa con un piccolo rinfresco preparato dai residenti: formaggi locali, pane fatto in casa e storie attorno a un tavolo, come nelle vere comunità di montagna. Non è mancato un divertente siparietto che conferma la simpatia dell’Arcivescovo che ha sottolineato come gli ultimi suoi predecessori sono arrivati alla chiesa a dorso di mulo dicendo che “Se lo avessi saputo sarei venuto anche io così!” Idea accolta da tutti per la prossima volta.

Una giornata che resterà nel cuore di Morterone, testimone che anche nei luoghi più isolati, la presenza del Pastore rinnova la speranza e rafforza il cammino condiviso della fede.

L’omelia di Delpini ha preso spunto dalla parabola delle dieci vergini per parlare in modo diretto a ciascuno di noi. Le cinque vergini stolte diventano simboli di atteggiamenti interiori che rischiano di spegnere la nostra fede, perché ci fanno arrivare impreparati all’incontro con il Signore. La prima è quella che pensa di sapere tutto, non ha bisogno di nessuno, è piena di sé: non ascolta, non si prepara, e la sua lampada si spegne per mancanza di umiltà. La seconda è la pigrizia, che rimanda sempre, dice “lo farò domani”, ma non agisce mai davvero. Anche la sua lampada si spegne. Poi c’è l’ansia, che vuole avere tutto sotto controllo, vive nell’agitazione e dimentica l’essenziale: l’olio. La quarta è la distrazione, sempre occupata a sapere, commentare, chiacchierare, ma senza mai concentrarsi su ciò che conta davvero: anche lei si dimentica dell’olio. Infine c’è la delusione, che ha perso la fiducia, si sente inutile, non crede più in nulla, neppure in se stessa, e così si arrende senza nemmeno provarci. Queste immagini parlano a tutti noi, perché ciascuno può ritrovarsi almeno un po’ in una di queste figure. Delpini però termina con una parola di speranza: non ci dice i nomi delle vergini sagge, perché – dice – quelle siete voi. È un invito a essere tra coloro che, nonostante le difficoltà, sanno tenere accesa la lampada della fede, vigilanti, preparati, attenti, capaci di aspettare lo Sposo anche nella notte che si fa lunga.

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