L’altro ieri abbiamo celebrato la festa di Maria Assunta in cielo. E noi, contemplando la bellezza di Maria “innalzata al regno dei cieli anche con il suo corpo glorificato” abbiamo chiesto un dono a Dio: il dono di “vivere in questo mondo rivolti costantemente ai beni eterni”. L’altro dono che verrà in futuro sarà quello di condividere la sua gioia eterna.Anche oggi Gesù ci rivolge una parola simile. Ci chiede di considerare il tempo presente e il tempo che verrà. Questi tempi sono occasioni per ricevere molti doni, per godere di tante cose che riempiono il cuore e la vita, per usufruire di tante cose che, poste al nostro servizio, ci rendono la vita più facile.
Abbiamo bisogno prima di tutto delle relazioni familiari. La famiglia è il più bel dono che Dio ci ha fatto. Ma poi abbiamo bisogno anche di casa e campi, cioè di luoghi dove abitare e di occasioni di lavoro per guadagnarci da vivere. Eppure Gesù a tutto questo aggiunge una proposta, una eventualità. Quindi non si tratta di un ordine da eseguire e neanche di una indicazione morale per indicare la strada per evitare qualcosa che è male per scegliere il bene. È una cosa che potrebbe anche succedere: che qualcuno possa lasciare tutte quelle cose che sembrano così importanti ma per un motivo molto serio: il regno di Dio!Dio che è Padre desidera regnare nel cuore dei suoi figli, che lui ama proprio perché sono suoi figli. Ma sarebbe una gioia per Lui essere riamato, essere lodato e ringraziato, essere riconosciuto come Padre, essere semplicemente conosciuto da tutti i suoi figli, mentre invece ancora oggi sono pochi quelli che lo conoscono.
E poi vuole che tutti i suoi figli vivano nella concordia, nell’aiuto reciproco, nel perdono quando è necessario, nel cercare la giustizia e la pace. Questo è il regno di Dio: un Padre che gode stando insieme ai suoi figli. Ebbene, Gesù fa una promessa: se qualcuno decide di lasciare tutte le sue cose per dedicarsi al regno di Dio riceverà ugualmente quelle cose che ha lasciato in misura sovrabbondante durante questa vita, cioè non gli mancherà niente di necessario per vivere, e nel mondo futuro, “il tempo che verrà”, riceverà la vita eterna. Ma perché Gesù arriva a dire queste cose?Perché poco prima un uomo era andato da lui. Era molto ricco però aveva pensato alla bellezza della vita eterna e si è posto la domanda di cosa fare per ereditare la vita eterna. Gesù gli ha detto quello che era chiaro fin dai tempi di Mosè: i comandamenti di Dio sono la via che porta alla vita eterna! Ma quell’uomo li conosceva già e li metteva in pratica. Era veramente bravo! AlloraGesù se ne è come innamorato e gli disse: Lascia stare tutto! Vieni con me!Stiamo insieme! “Ma quello, udite queste parole, divenne assai triste!” E se ne andò. Certamente anche Gesù ci restò male!Cosa possiamo dire di quell’uomo? Era bravo davvero, non ha fatto niente di male, seguiva i comandamenti ma ha perso la grande occasione della sua vita.
L’avremmo ricordato anche noi oggi come un santo, come ricordiamo Pietro, Andrea, Giovanni e tutti gli altri che si sono fidati di Gesù, hanno lasciato tutto per lui ma hanno ricevuto un tesoro infinito! Queste persone, di cui conosciamo anche le debolezze e i peccati, sono state persone sapienti e accorte, potremmo definirle anche furbe perché hanno fiutato il buon affare e hanno visto giusto!Quell’uomo pur essendo buono, non è stato saggio! Non ha pensato che la ricchezza che hai oggi la puoi perdere anche domani, e se anche durerà per molti anni, sicuramente prima o poi la perderai! Tutto è così fragile in questa vita e tutto passa così in fretta!Nel salmo 89 c’è un invito adatto a questa riflessione: “Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore”. La sapienza non è frutto di studi ma è accessibile a tutti.
La si può imparare in famiglia, ce l’abbiamo iscritta nella coscienza che ci parla, la possiamo chiedere nella preghiera. Il salmo che abbiamo citato ci indica un esercizio facilissimo: quello di constatare che i nostri giorni passano in fretta e non sappiamo quanti giorni ci restano da vivere.Quindi sbagliamo se ci attacchiamo tropo alle cose anche se sono belle e buone.Salomone, figlio di Davide, da giovane è stato sapiente nel governare perché il Signore gli ha concesso il dono della sapienza. Poi anche lui da vecchio ha perso la testa e ci dispiace. Ma non vogliamo giudicarlo perché questo tocca al Signore. Vogliamo invece essere, con l’aiuto del Signore, persone sapienti perché la sapienza vera è la capacità di vivere bene, sia la vita presente che la vita futura.
Don Benvenuto Riva
Parroco di Ballabio e Morterone
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