DON BENVENUTO COMMENTA LE LETTURE DELLA DOMENICA PRIMA DEL MARTIRIO DEL PRECURSORE

I discepoli di Gesù gli fanno una domanda che sembra bella e spirituale perché riguarda l’altro mondo, cioè non il tempo presente ma il tempo che verrà, come abbiamo sentito anche domenica scorsa e come diciamo anche noi alla fine del Credo: “Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà”.In realtà è una domanda molto terrena e molto comune anche nei nostri ragionamenti. In una classe chi è il più bravo? Tra le nazioni chi è la più forte? Nelle competizioni sportive chi è il più forte? Tra gli industriali chi è più ricco e quindi potente? C’è sempre qualcosa di comune a tutte queste domande: si cerca di prevalere, di contare, di essere importanti, di essere lodati e applauditi. Tutte cose che agli occhi di Dio sono vane. Ce lo ricordava san Paolo domenica scorsa:la sapienza degli uomini è stoltezza davanti a Dio. E questa competizione può nascondersi anche nel campo della vita spirituale: chi è il cristiano più bravo? Chi prega di più? Chi insegna bene e meglio di altri? Chi è capace di fare miracoli? Chi affascina la gente con le sue proposte e la sa attirare e meravigliare? Chi conosce bene la Bibbia? Chi frequenta corsi di teologia e partecipa a molti incontri?

Chi si spende di più per gli altri e dona tempo e soldi con generosità ai poveri? No!Perché anche in queste cose si può nascondere il pensierino dell’autocompiacimento che ti fa dire: beh, in fondo sono una brava persona e se altre persone lo notano e mi lodano, un po’ mi fa anche piacere!Invece Gesù chiama un bambino piccolo e lo mette in mezzo ai grandi(ricordiamo che sono suoi discepoli) e dice: “Dovete cambiare modo di pensare e di giudicare le cose della vita e i comportamenti delle persone. Voi cercate di contare qualcosa, di farvi notare, di essere importanti, di essere grandi. Cercate invece di non contare niente, siate contenti di non essere conosciuti e apprezzati, di ventate piccoli invece che grandi. Diventate poveri invece che ricchi. Perché nel regno dei cieli le cose vanno al contrario di come vanno nel tempo presente”.

Lo abbiamo sentito anche dalla bocca di Maria qualche giorno fa nella festa della sua Assunzione al cielo: quando Dio regna, i superbi e i grandi di questo mondo li rovescia dai loro troni e confonde i loro pensieri, gli umili invece li innalza e i poveri li ricolma di beni. E dicendo così parlava anche di sé: “Ha guardato l’umiltà della sua serva!”. Tutto questo però è una lezione molto dura e difficile da accettare anche se sembra facile a dirsi. Se nella vita ci stiamo comportando da brave persone, ci stiamo impegnando nel fare il bene e vediamo pure dei buoni risultati del nostro impegno ma viene il momento che a causa di critiche o giudizi sbagliati o superficiali qualcuno ci fa capire che non valiamo niente e che magari abbiamo sbagliato tutto, diventa molto difficile accettare in silenzio tutto questo. Siamo più portati a ribellarci e a richiedere un po’ di giustizia.

È molto difficile pensare che anche Gesù in croce ha sopportato giudizi falsi e pesanti, è stato condannato per bestemmie che non aveva detto, è stato considerato un fallito e un buono a niente, oltretutto anche nudo cioè senza più alcuna dignità e degno solo di disprezzo! Gesù ci ha dato l’esempio: è Lui che si è fatto così piccolo da non contare proprio niente e da essere incapace di fare qualsiasi cosa. Per questo è LUI il più grande nel regno dei cieli! E poi questo linguaggio è veramente duro perché Gesù non ammette mezze misure. Dice chiaramente: se non fate così non entrerete nel regno dei cieli! Non parla di eventuali sforzi né di impegno né di preghiere neanche di misericordia per i peccati commessi. Si possono avere mani pure e non aver commesso nessun peccato ma se non ci si fa piccoli come un bambino, nel regno dei cieli non si entra!

L’esempio più bello ci viene dal racconto del Vangelo: il compagno di dolore di Gesù, sulla croce come lui, è un fallito, ha sbagliato e ha anche peccato, non vale più niente, proprio come quel bambino chiamato da Gesù. Lui è il primo a entrare nel regno dei cieli, senza neanche aver chiesto perdono, ma solo: “Gesù ricordati di me …”. È il primo santo a entrare in paradiso!


Don Benvenuto Riva

Parroco di Ballabio e Morterone

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