DON BENVENUTO COMMENTA LE LETTURE DELLA SESTA DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DEL PRECURSORE

Nelle scorse domeniche abbiamo ascoltato insegnamenti molto profondi, basti pensare a “Amate i vostri nemici e fate del bene a quelli che vi trattano male” e “Siate misericordiosi come il vostro Padre nei cieli è misericordioso”.  Oggi invece ecco che cosa vediamo: un uomo che scappa perché è inseguito dai soldati del re che lo vogliono uccidere. Lo vogliono uccidere perché richiama la gente ad essere fedele al Dio vivente mentre la maggior parte sta seguendo gli idoli muti. Mentre è solo e ha bisogno di mangiare vede dei corvi che gli portano pane e carne, segno di Dio che non abbandona i poveri che si affidano a lui. Vediamo anche una vedova molto povera rimasta sola con suo figlio. Le rimane un po’ di farina e un po’ di olio. Pensa di cucinarli sapendo che poi non le resta più niente. Abbandonati a se stessi, sono pronti a morire. Anzi, quel poco che ha le viene richiesto per nutrire un altro che ha fame pure lui. È ancora il fuggiasco di prima che la mette alla prova e lei, così povera e buona, aiuta anche lui. Ma Dio vede tutto e provvede a tutti loro. Tutto questa stava avvenendo perché non pioveva da tanto tempo e i campi erano secchi. La siccità è tremenda specialmente se dura anni. Oggi la chiamiamo crisi climatica. Ma è sempre una prova della vita che diventa sempre più difficile. 

Poi abbiamo sentito parlare di gente che cerca casa e ha bisogno di essere accolta da qualche parte. Ci sono persone in carcere: alcuni sono innocenti, altri hanno commesso qualcosa che merita condanna ma non rocca a noi giudicare. In carcere si sta male e questo non può lasciarci indifferenti. Si parla anche di quelli che sono maltrattati: infatti si può essere maltrattati anche fuori dal carcere. Si parla anche del matrimonio che sia rispettato da tutti. Si invita ad usare bene i soldi, non con avarizia ma con generosità nell’aiutare e prudenza nel risparmiare. 

Nelle parole di Gesù vediamo anche il riferimento a un gesto così bello e così quotidiano come dare “un solo bicchiere di acqua fresca”. 

Ma anche la nostra vita di oggi non è forse la stessa del tempo di Elia profeta, del tempo di Gesù, del tempo delle prime comunità cristiane che vivevano nell’impero romano nel I ° secolo della nostra era? Fuggiaschi e perseguitati dal potere per motivi religiosi ce ne sono in ogni parte della terra, i governanti che esercitano il loro potere da prepotenti e superbi come se fossero i padroni del mondo dimenticando che un giorno moriranno anche loro e perderanno tutto il loro potere, le vedove e tutte le persone che non hanno un minimo di sicurezza per la loro vita, chi fa fatica a “tirare la fine del mese”, chi non ha un lavoro per guadagnare onestamente il pane, chi viene maltrattato (oggi si parla di bullismo ma che non c’è solo in tante aule scolastiche ma anche in tanti ambienti compreso il lavoro), le carceri dove si soffre certamente per la privazione della libertà ma dove ci sono anche tante altre sofferenze, aggiunte gratuitamente e che si dovrebbero e si potrebbero evitare), c’è la vita quotidiana appena accennata nel vangelo: accoglienza, aiuto reciproco, presenza di persone che dicono parole buone e danno buon esempio (profeti) e persone buone e oneste che spesso si trovano nel bisogno (il giusto) e insieme a loro i piccoli, bambini e persone semplici, senza alcuna pretesa. Ci sono poi i drammi dei popoli che scuotono il mondo e che oggi sono sotto gli occhi di tutti. Questa è la differenza tra noi e il tempo di Elia. Al suo tempo non c’erano le immagini e le notizie che si diffondevano nel mondo. I drammi erano limitati al luogo dove avvenivano. Oggi sono davanti agli occhi di tutti e fanno nascere domande e angosce. Questa era la vita al tempo di Elia, al tempo di Gesù e questa è la vita anche del nostro tempo. 

Noi credenti che come affrontiamo tutto questo? In fondo noi abbiamo risposte semplici, così semplici che rischiano di essere derise e sottovalutate perché in genere si preferiscono fatti pratici, eventi che si possono programmare, vedere e giudicare. Preferiamo l’efficacia immediata. Invece se si parla di fiducia nella Provvidenza di Dio che non abbandona i poveri che si affidano a Lui, si può essere accusati di non essere pratici. E invece è vero: Dio ascolta i poveri che gridano a Lui e viene in loro soccorso. L’amore fraterno resti saldo, abbiamo sentito. Gesti buoni e concreti, semplici, una mano che aiuta l’altra, una parola di incoraggiamento, aiutare chi ci chiede qualcosa, e tutto questo con lo sguardo rivolto verso l’alto dove ci viene preparata una grande ricompensa. Al tempo di Elia si è parlato di farina che non è diminuita per tutto il tempo della siccità. Noi credenti in Gesù crediamo alla sua parola quando dice che chi da i suoi beni ai poveri “avrà un tesoro nel regno dei cieli”. Sì, facendo del bene agli altri ci viene preparata una grande ricompensa nei cieli.

Don Benvenuto Riva
Parroco di Ballabio e Morterone

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