DON BENVENUTO COMMENTA IL VANGELO DELLA PRIMA DOMENICA DI AVVENTO

Quando abbiamo pregato per i nostri morti, il 2 novembre, abbiamo già ascoltato le raccomandazioni di san Paolo alla comunità di Tessalonica che si era formata da poco. Quelle raccomandazioni erano un incoraggiamento e un conforto per coloro che erano addolorati per la morte di persone a loro care ma anche meravigliate, semplicemente perché erano morte. Non avevano le idee chiare su che cosa è la “vita eterna”. 

Ma c’è un altro punto che rischia di portare disordine e confusione nella mente di persone semplici e credenti. È tutto quanto riguarda il male che sembra trionfare sul bene e sembra orientato a distruggere tutto e tutti e quindi mette davanti ai nostri occhi la prospettiva di una fine tragica, forse improvvisa e magari anche vicina. Anche se sono passati ormai duemila anni, noi che siamo credenti come i primi cristiani di Tessalonica, siamo anche noi persone semplici e abbiamo bisogno di sentire le raccomandazioni di Paolo. Anche noi, oggi, corriamo lo stesso rischio dei cristiani delle prime generazioni e il rischio è quello di “lasciarci troppo presto confondere la mente e allarmare”. Che cosa può confonderci la mente e toglierci il nostro equilibrio e la nostra serenità? Lui dice “le ispirazioni” come dire i pensieri che certe volte possono essere anche strani e balordi e allora vanno verificati e quando sono un po’ strani occorre chiedere consiglio. Si possono dire cose strane anche su Dio, frutto di menti fantasiose e qualche volta 

balorde o cattive, e vengono dette da persone non autorizzate e non mandate da nessuno. Sono predicatori girovaghi e ciarlatani capaci di incantare e attrarre ma confondono la gente e non vanno ascoltati. Anche a quei tempi succedeva che qualcuno falsificasse le lettere spacciandole come scritte dall’apostolo! Ma le prime parole di Gesù che abbiamo ascoltate sono chiare: “Badate che nessuno vi inganni!”. E Paolo dice la stessa cosa: “Nessuno vi inganni in alcun modo!”. 

Poi vengono parole difficili da interpretare sulla quali si sono scritti molti libri senza arrivare ad alcuna conclusione. Nessuno può dire cosa voglia dire che prima verrà l’apostasia. L’apostasia di per sé è l’abbandono e il tradimento della fede ma è una cosa molto più seria del fatto che al giorno d’oggi le chiese si svuotano e tanti cristiani non partecipano più alla messa alla domenica. Poi si dice che “si rivelerà l’uomo dell’iniquità, il figlio della perdizione, l’avversario, colui che si innalza sopra ogni essere chiamato e adorato come Dio, fino a insediarsi nel tempio di Dio, pretendendo di essere Dio”. Chi è? È Satana o un altro? Non lo sappiamo! Però una cosa la capiamo meglio: “Il mistero dell’iniquità è già in atto!”. Basta guardarsi in giro e cogliere tutto il male che c’è nel mondo eppure, dice Paolo, c’è come una forza misteriosa che lo trattiene perché il male vorrebbe distruggerci tutti ma non riesce a prevalere. 

Quindi è il caso di dire: stiamo tranquilli! Però non è facile. Questa deve essere la nostra vera preoccupazione: custodire la nostra serenità interiore e la pace del nostro cuore. La prima cosa che dobbiamo fare è sfuggire da tutti coloro che vogliono inondarci di parole che sono frutto di fantasia perché vogliono spiegare e prevedere qualcosa che è molto oscuro e misterioso! E questo non deve avvenire perché siamo degli sprovveduti e ingenui che non si accorgono della gravità di tanti mali che ci circondano. Deve invece avvenire perché abbiamo la certezza forte come la roccia che Dio è nostro Padre e ci ama di un amore infinito: è Lui e solo Lui che guida la storia e noi siamo nelle sue mani, mani paterne e materne che vogliono proteggere tutti noi che siamo suoi figli. Per questo Paolo rivolge ai suoi lettori e a noi parole di riconoscenza e di pace nonostante tutte le tribolazioni che si attraversano: “Noi però dobbiamo sempre rendere grazie a Dio per voi, fratelli amati dal Signore, perché Dio vi ha scelti come primizia per la salvezza. A questo egli vi ha chiamati mediante il nostro Vangelo, per entrare in possesso della gloria del Signore nostro Gesù Cristo”.

Don Benvenuto Riva 
Parroco di Ballabio e Morterone

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