DON BENVENUTO COMMENTA LE LETTURE DELLA SECONDA DOMENICA DI AVVENTO

“La parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria nel deserto”. Giovanni, il figlio di Zaccaria ed Elisabetta, genitori molto anziani, è cresciuto lontano dalla città, lontano dal Tempio, lontano dalle folle. Questi ambienti ormai erano corrotti e non trasmettevano più una religiosità fatta di fede e di amore per Dio e per il prossimo. Non solo nella vita cittadina di Gerusalemme ma anche nel Tempio, che doveva essere il luogo sacro dedicato alla preghiera e all’incontro con Dio, c’era troppo potere fatto di dominio sugli altri, di oppressione dei più poveri, di attaccamento al denaro, di sentenze ingiuste. Anche le folle erano facili prede di false aspettative e di persone che si spacciavano per messia.

Il bambino Giovanni invece è cresciuto in mezzo a persone che avevano costituito una comunità che si era isolata da tutto questo mondo guidato dalla monarchia di Erode, dal gruppo dei sadducei e dei farisei. Per usare un linguaggio moderno possiamo dire che Giovanni è cresciuto in mezzo a una comunità che si era isolata dal resto del mondo perché contestava il modo di vivere accettato praticamente da tutti. Chiamiamoli pure rivoluzionari: non accettavano non solo il modo di regnare di Erode ma neanche il modo di vivere dei sacerdoti del tempio e gli insegnamenti dei farisei: insegnamenti troppo moralistici, troppo legalisti, senza cuore e senza buon senso. Insegnamenti che si erano distaccati dalla bellezza e dalla profondità degli scritti di Mosè e dei profeti.

Ma ora è giunto il tempo di iniziare una nuova avventura, una vera rivoluzione, un vero cambiamento. Chi inizia tutto è un soggetto misterioso: è la parola di Dio! Di questa parola si dice che “venne su Giovanni”. Giovanni è cresciuto secondo uno stile di vita essenziale e austero e certamente si è nutrito delle parole della Legge e dei Profeti. Ecco allora un uomo che ha fatto della parola di Dio il suo cibo e quindi trasmette agli altri, attraverso il suo modo di vivere e di parlare, una parola che non è sua ma di Dio.

Non è lui che va in mezzo alla gente per cercare di convertire almeno qualcuno. È la gente che corre da lui perché sente che Giovanni è una persona speciale, è un vero uomo di Dio. A lui vanno le folle, a lui si avvicinano persone normalmente tenute lontane e disprezzate come gli esattori delle tasse, a lui si avvicinano anche i soldati. A tutti propone una sola cosa: iniziare qualcosa di nuovo, rendersi conto che sta per accadere qualcosa di cui occorre prendere coscienza e fare molta attenzione. È questo il significato della parola “conversione”. Alle folle dice di rendersi conto di chi è povero e non ha da mangiare da vestire: persone che vanno aiutate. Agli esattori delle tasse dice di compiere quel dovere con giustizia senza alcun inganno o furto. Ai soldati dice di accontentarsi delle loro paghe e di non maltrattare le persone. Questi atteggiamenti o queste opere, Giovanni li chiama “frutti degni della conversione”, cioè, segni che fanno vedere chiaramente che la vita sta cambiando e che preparano alla vera e grande conversione che è quella di volgersi verso qualcuno che ancora non si conosce ma che sta per venire. Anzi è già in mezzo a noi ma lo si conosce poco o per niente. Giovanni stesso è in attesa di lui e ancora non lo conosce ma lo conoscerà presto.

Ma tutto questo non vale forse anche per noi oggi? Una religiosità stanca e senza entusiasmo, senza vita e senza amore, tante consuetudini ormai svuotate di significato, tanta ingiustizia e violenza e non solo a proposito delle guerre, tanta gente ricca che non si rende conto di tanti poveri che fanno fatica a vivere, Gesù che viene nominato spesso, se ne parla ma lo si conosce poco e non si vede che necessità ci sia di conoscerlo un po’ di più e soprattutto di amarlo. Quando si dice la parola rivoluzione qualcuno può pensare alle manifestazioni delle masse popolari nelle piazze, alle contestazioni contro il governo e altre autorità. Ma la vera rivoluzione o conversione è un’altra cosa e comincia qui: volgere più seriamente e intensamente il nostro sguardo verso di Lui, rendersi conto che è Colui che Dio stesso ci ha donato e che è Lui il fondamento, il centro e anche il giudice della nostra vita. Tutto è nelle sue mani! Volentieri lo accogliamo e a lui affidiamo la nostra vita.


Don Benvenuto Riva

Parroco di Ballabio e Morterone

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