DON BENVENUTO COMMENTA LE LETTURE DELLA TERZA DOMENICA DI AVVENTO

È molto bello sentire il Figlio eterno di Dio che fa l’elogio di un uomo! È Gesù che parla alle folle e fa a tutti una semplice domanda: perché vi siete mossi da casa vostra per andare a incontrare un uomo? Cosa aveva di speciale quell’uomo? Capita molto spesso che le folle seguono un uomo e sono pronte a fare sacrifici pur di incontrarlo. Anche oggi gli stadi si riempiono per cantanti famosi! Anche attori e attrici famose hanno simpatizzanti e fanatici che li rincorrono. Anche i dittatori riempiono le piazze. Tutti promettono qualcosa oppure offrono momenti di svago e di condivisione. Ma Giovanni cosa aveva da dare? Nulla! Non prometteva benefici e non faceva promesse di comodo. Ma dalla sua persona traspariva una forza che non era umana: era Dio stesso che parlava attraverso di lui!Per questo tanti accorrevano a lui, perché avevano sete di Dio, del Dio vivente. Il Dio che ha parlato a Mosè dal roveto che ardeva senza consumare, il Dio che dava a Elia il coraggio di parlare a tutti e compiere prodigi come segno della potenza di Dio.

In realtà tutti gli uomini hanno sete di Dio. Fa parte del nostro essere più profondo avere dentro di noi questa forza che ci spinge a cercare qualcuno che è grande, che è buono, che è giusto, soprattutto qualcuno che ci ama davvero e che possiamo chiamare perfino con il nome di padre perché ci ha donato la vita! Poi questa sete di Dio, questa forza che ci spinge verso di Lui, tanti la soffocano oppure semplicemente non la ascoltano. Ma quella permanedentro ogni essere umano. Così, tanti si sono avvicinati a Giovanni perché intuivano che Dio veniva incontro a tutti attraverso di lui. Questo è il contenuto della parola “profeta”.Ma Gesù dice di lui: “anzi, più che un profeta!”. È un messaggero che porta un messaggio straordinario: è Dio stesso che parla al suo Figlio e gli dice: io mando davanti a te il mio messaggero a prepararti la strada! Come è bello questo dialogo tra il Padre e il Figlio! E il Padre che manda il Figlio in mezzo ai suoi fratelli, che siamo noi, dice di avere un messaggero a cui affida un incarico speciale: preparare la via, è la via delle menti e dei cuori umani per renderli coscienti di ciò che sta per accadere: DIO VIENE A NOI!Essere messaggero privilegiato di Dio è una cosa così grande che Gesù definisce Giovanni come il più grande di tutti “i nati da donna”! Insomma, l’essere umano più grande e più importante, più di tutti gli altri re e imperatori che riempio i libri di storia. Ma poi aggiunge subito che “il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui”.

Chi è questo “più piccolo?” È lui stesso, Gesù, che facendosi uomo si è fatto servo di tutti noi e morendo sulla croce si è spogliato di tutto, ha versato il suo sangue, ha toccato l’abisso del dolore, ha amato fino alla fine. Ma queste cose le diceva alle folle, non direttamente a Giovanni.In realtà Giovanni stava subendo violenza, era stato arrestato da Erode: l’aveva rimproverato perché aveva “rubato” la moglie al proprio fratello Filippo. Quindi Giovanni stava subendo una violenza sulla sua persona, la violenza di una condanna senza avere fatto nulla di male, una condanna che sarebbe finita con la decapitazione.

Ora comprendiamo meglio cosa significa “preparare la strada al Figlio”: anche il Figlio di Dio, Gesù, subirà la stessa sorte di Giovanni: condanna ingiusta per avere avuto il coraggio di dire la verità, il buio della mente e della coscienza che pensa di avere sbagliato e che soffre per la lontananza di un Dio che sembra dimenticarsi di chi soffre. Giovanni ha avuto in prigione il terribile dubbio di avere sbagliato! Nel giardino del Getsemani Gesù ha sentito tutta la debolezza della sua carne, ha provato paura e angoscia, come Giovanni in prigione. Giovanni ha davvero preparato la via a Gesù con le sue parole ma soprattutto con la sua vita e il suo esempio.

Don Benvenuto Riva
Parroco di Ballabio e Morterone

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