DON BENVENUTO COMMENTA LE LETTURE DELLA DOMENICA DELL’INCARNAZIONE B.V. MARIA

In questi giorni che ci preparano al Natale, in chiesa leggiamo la storia di una donna di nome Ruth, vissuta circa mille anni prima del fatto che abbiamo ascoltato nel Vangelo. Pur avendo sposato un uomo israelita, lei era una straniera della terra di Moab, una regione a est di Israele. Rimasta vedova molto presto, seguì la suocera che voleva tornare nella terra di Israele, e precisamente a Betlemme. Per due donne vedove la sopravvivenza era molto dura. Ruth andò a raccogliere orzo nel campo di un uomo altolocato e buono, che lei ancora non conosceva: Booz. Lui la accolse e le diede buoni consigli. Ruth, allora, si prostrò con la faccia a terra e gli disse: “Io sono una straniera: perché sono entrata nelle tue grazie e tu ti interessi di me?” Booz le rispose: “Mi è stato riferito quanto hai fatto per tua suocera dopo la morte di tuo marito, e come hai abbandonato tuo padre, tua madre e la tua patria per venire presso gente che prima non conoscevi.

Il Signore ti ripaghi questa tua buona azione e sia davvero piena per te la ricompensa da parte del Signore, Dio d’Israele sotto le cui ali sei venuta a rifugiarti”. Ella soggiunse: “Possa rimanere nelle tue grazie, mio signore! Poiché tu mi hai consolata e hai parlato al cuore della tua serva, benché io non sia neppure come una delle tue schiave”. La storia finirà bene. Il servizio, il lavoro e la conoscenza reciproca andranno avanti fino a quando nascerà anche un rapporto affettivo, si sposeranno e avranno un figlio che chiameranno Obed che sarà padre di Jesse, futuro padre di Davide, re di Israele. Così Ruth si trova ad essere una antenata del Messia, Gesù.L’inizio della sua storia ci aiuta a capire meglio il racconto della annunciazione dell’angelo a Maria. Quando Booz accoglie Ruth nel suo campo e le offre protezione dai pericoli e assistenza economica, Ruth, veramente umile, si chiede: perché? Come mai? Io sono una straniera: Lui non mi conosce, perché è così buono con me? Non ho fatto niente per meritarmi tutto questo! E precisamente dice: “Perché sono entrata nelle tue grazie?”.

È un altro modo di dire: “Non c’è niente in me che ti possa piacere. Cosa c’è di così particolare in me da attirare la tua attenzione e il tuo interesse?”.Questa consapevolezza di sé noi la chiamiamo umiltà. Da questa umiltà nasce una profonda riconoscenza e gioia dal profondo del cuore. La storia di Ruth ci prepara la strada a comprendere la storia di Maria. Lei viene salutata subito dall’angelo con un invito alla gioia e poi la chiama “piena di grazia” che vuol dire: “Tu piaci al Signore, gli piaci infinitamente!”. E il motivo sta nella consapevolezza che Maria ha di sé. Ella dice di sé: “Io sono la serva del Signore!”.

Poco dopo, quando andrà dalla sua parente Elisabetta, prossima a diventare madre di un bambino in tarda età, dirà: “Il Signore ha guardato l’umiltà della sua serva, Dio è stato grande e buono con me, Lui è il mio salvatore, il mio cuore è colmo di gioia!”. Prima di arrivare a questa esperienza di incontro con Dio che ricolma il cuore di gioia, cosa hanno fatto le due donne Ruth e Maria?

La loro storia parla di una normale vita di relazioni familiari. Nel caso di Ruth si parla della sua premura nei confronti della suocera rimasta vedova, una premura fedele al punto di non volerla abbandonare assolutamente, nel caso di Maria si dice solo che era fidanzata di un uomo di nme Giuseppe. Si può presumere, anche se non lo si dice, che sia stata una brava ragazza, buona e servizievole.

Tutto qui. È questo atteggiamento di umiltà e semplicità che attira lo sguardo di Dio su di noi e ci prepara a un incontro con Lui che ricolma di pienezza e di gioia la nostra vita. Ma questo incontro sfugge ad ogni programmazione e rifugge da ogni pretesa e da ogni sfida. È solo Dio, nella sua bontà e nella sua benevolenza, che si china su di noi e compie anche in noi cose grandi.


Don Benvenuto Riva

Parroco di Ballabio e Morterone

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