LE RIFLESSIONI DI DON BENVENUTO NELLA NOTTE E NEL GIORNO DI NATALE

Vangelo secondo Giovanni 1,9-14 Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure, il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. 

Noi tutti conosciamo bene una frase della Bibbia quando dice: “Non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. La si trova nel libro del Deuteronomio, come parola rivolta da Mosè al popolo d’Israele. Ma noi la ricordiamo soprattutto perché è la risposta di Gesù a Satana quando l’ha tentato subito dopo avere ricevuto il battesimo da Giovanni. Cosa ha detto Satana a Gesù? Il senso è questo: Guarda come soffrono tutte queste persone! Tu dici che sono tuoi fratelli e tue sorelle. Perché non li aiuti? Perché non fai cessare le loro sofferenze? Hanno fame: perché non dai loro da mangiare? Sono sempre in guerra: perché non doni loro la pace? Se tu sei veramente il Figlio di Dio è facile per te prendere una gran quantità di pietre e trasformarle in pane così aiuti i tuoi fratelli a non soffrire più la fame e a non faticare a trovare il cibo. Ma Gesù supera questa tentazione dicendo: io conosco che è veramente l’uomo. L’uomo non è soltanto una pancia da riempire, un corpo da fare stare bene con un po’ di salute. L’uomo è figlio di Dio e per nutrire il suo spirito ha bisogno di un cibo speciale che è ogni Parola che esce dalla bocca di Dio. 

Quale Parola esce dalla bocca di Dio? Quando parla, Dio che cosa dice? Tutta la storia comincia proprio così: In principio Dio disse: “Sia la luce!” e la luce fu. Per Dio non vale il proverbio che diciamo noi: tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Per Dio tra il dire e il fare non c’è di mezzo proprio niente. Il dire e il fare sono proprio la stessa cosa per Dio. La sua Parola è creatrice, la sua Parola si avvera subito. La sua Parola ha dato vita a tutto ciò che esiste. L’abbiamo sentito poco fa: “il mondo è stato fatto per mezzo di Lui”. A chi ci si riferisce? Chi è questo “Lui” di cui non si fa il nome? 

Emerge a poco a poco una figura misteriosa e che viene finalmente chiamato Figlio unigenito che viene dal Padre, un figlio pieno di grazia e di verità. Ecco la Parola che viene detta dal Padre: è il suo Figlio. Quando Dio Padre parla 

dice una sola Parola: dice il Figlio e lo dice al mondo: ecco il mio Figlio, ascoltatelo! Accoglietelo in mezzo a voi! Quando il Padre ci ha parlato donandoci il Figlio, ci ha detto tutto quello che poteva dirci. Non ha più nessun segreto, non può più dirci niente di nuovo. Ci ha detto tutto e ci ha donato tutto. 

Ma questa notte ascoltiamo un annuncio veramente straordinario, ed è questo: la Parola si è fatta carne! Nella lettura del Vangelo abbiamo sentito la parola Verbo, ma è la stessa cosa. La Parola è qualcuno che è entrato nella nostra storia, l’abbiamo vista con i nostri occhi, l’abbiamo toccata con le nostre mani, l’abbiamo udita con le nostre orecchie! La Parola di Dio si è fatta carne nell’uomo Gesù che Maria ha partorito a Betlemme, che è cresciuto a Nazareth, che ha percorso le strade della Palestina, insegnando e facendo del bene a tutti. È vero, c’è una differenza tra l’esperienza degli amici di Gesù che l’hanno incontrato in Palestina e noi. Eppure, anche a noi è data l’esperienza del vedere e del toccare: siamo qui in chiesa e parliamo del Corpo di Cristo, un Corpo che mangiamo nel pane che ci viene donato, nel fratello che ha fame c’è il Cristo che ha fame e donandogli da mangiare lo doniamo a Cristo, la Parola fatta carne. Gli insegnamenti del maestro ascoltati dai primi discepoli hanno percorso duemila anni di storia e li ascoltiamo oggi con le nostre orecchie! Davvero la Parola si è fatta carne ed è venuta ad abitare in mezzo a noi! 

E poi cosa succede? È successo quando è apparsa e continua a succedere anche oggi che, quando la Parola fatta carne entra nella storia, crea immediatamente una divisione: c’è chi la accoglie e c’è chi la rifiuta. “Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto”. Altri però lo hanno accolto. Per esempio, quelli che poi Gesù ha mandato nel mondo, noi stessi che siamo qui: la nostra presenza sta a dire che lo accogliamo come il Figlio mandato dal Padre. E a chi lo accoglie viene dato un potere speciale. La parola “potere” ci può sembrare antipatica perché ci fa venire in mente il potere esercitato da re e dittatori in forma di dominio e oppressione, un potere che si serve troppo spesso di violenza e forza. Lo dice anche Gesù ai suoi apostoli: “Voi sapete che i grandi delle nazioni dominano su di esse. Tra voi però non sia così. Tra voi chi vuole essere il primo sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti”. Il potere fondato sulla forza e la violenza sono destinati a perire. A noi invece viene dato il potere di diventare figli di Dio. Questa è la nostra grande e altissima dignità. La Parola fatta carne, cioè il Figlio di Dio fatto uomo è il nostro vero cibo, Lui dobbiamo amare, Lui dobbiamo cercare, di Lui dobbiamo nutrirci se vogliamo vivere. 

Girando per le vostre case per la benedizione natalizia ho invitato a recitare insieme questa preghiera: “Padre buono, noi ti lodiamo per il dono di Gesù che si è incarnato nel seno della Vergine Maria, si è fatto uomo ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. Noi lo accogliamo …”. Questo atto di accogliere Gesù come il Figlio mandato dal Padre è l’atto che ci dà il potere davvero straordinario di diventare Figli di Dio! Questa è la vera gioia di questa notte di Natale! 

Riflessione sulla Parola di Dio del giorno di Natale 

Vangelo secondo Luca 2,1-14 Mentre si trovavano in quel luogo si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: “Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce avvolto in una mangiatoia”. 

All’inizio abbiamo sentito delle notizie storiche che riguardano un fatto civile: un censimento al quale sono stati chiamati a rispondere anche Maria e Giuseppe. Poi abbiamo sentito tante parole che riguardavano i pastori. Ma per la nascita del bambino ci sono poche parole: “Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia”. Ma un angelo si presenta ai pastori e annunciando questo fatto avvenuto poco lontano dice: “Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”. Vogliamo riflettere proprio sulla gioia che è il cuore della festa di Natale. Che festa sarebbe se non ci fosse la gioia? Domenica scorsa l’invito alla gioia era rivolto dall’angelo solo a Maria: “Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te!”. 

Oggi l’invito è rivolto prima ai pastori e poi a tutto il popolo. Vorrei proprio chiedere: ma noi siamo davvero contenti? Abbiamo dentro di noi la gioia? Ciascuno di noi interroghi sé stesso e risponda nella sua coscienza. Forse diamo per scontato che, siccome è Natale, siamo tutti contenti. Ci si incontra, si radunano le famiglie, ci sono i regali, si mangia con abbondanza, si viaggia. Ma non è per tutti così e ogni anno si incontrano persone che fanno notare la tristezza del Natale: persone sole, abbandonate, povere, oppure persone che vivono senza l’armonia familiare o persone toccate da malattie, lutti e disgrazie. Non dimentichiamole. Eppure, la gioia del Natale è per tutti, non per qualcuno più fortunato di altri. Anche la gioia fondata sui regali o i pranzi è molto superficiale e passa in fretta. Ma la vera gioia che ha origine dal Natale di Gesù è per tutti ed è da cercare nel più profondo di noi stessi. 

Il primo motivo della gioia profonda lo dice l’angelo stesso ai pastori: il Bambino che è nato è il Salvatore. Prendiamo coscienza di questo fatto: noi siamo dei salvati! Potevamo essere morti e invece siamo vivi! Morti spiritualmente! Possiamo paragonarci a persone che scalano una montagna e notano che il sentiero ha dei punti pericolosi in cui si può scivolare e cadere in un  burrone. Ma qualcuno che ci tiene per mano, al momento giusto interviene e ci trattiene dal cadere. Potevamo essere preda delle forze del male, essere preda del Maligno che fa di tutto per staccarci da Dio Amore. Quando ci guardiamo attorno e vediamo tante persone che operano il male dobbiamo dire: potrei essere io lì a compiere quel male! Se non lo facciamo è perché Qualcuno, ecco qui il Salvatore, ci ha trattenuto e continua a trattenerci! Il fatto stesso che siamo qui a pregare e ascoltare la Parola di Dio e l’annuncio del Natale testimonia che siamo sulla via del bene e non siamo vittime delle tenebre del male! Convinti di questo, coltiviamo la gioia nel profondo del nostro cuore. 

Eppure, ci accorgiamo anche di questo: che qualche volta il male lo abbiamo fatto! O la forza stessa del male ci ha travolti oppure per ignoranza (ricordiamo la preghiera di Gesù: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”) o per distrazione o qualche altro motivo. Ma ci si può pentire, ci si può ravvedere e quindi chiedere perdono. Noi non siamo persone che non peccano e non è neanche giusto chiedere il dono di non peccare più. Siamo invece persone che peccano ma che sono continuamente perdonate! È la grande e profonda gioia di essere perdonati perché il nostro Padre ci ama davvero ed è sempre straordinariamente felice di vedere i suoi figli che continuamente ritornano a Lui! 

E poi c’è un altro motivo che genera in noi una gioia grande: è la consapevolezza di esser figli di Dio e in quanto tali abbiamo come meta finale la vita eterna! Noi tutti sappiamo che, quando un immigrato è in giro senza documenti, è un clandestino e non essendo cittadino in regola ha paura, non può trovare lavoro, teme di essere rimpatriato, insomma non può avere una vita normale. Il suo sogno è avere documenti in regola, avere un passaporto, una carta di identità, una cittadinanza. Quando li ottiene si sente felice e ha realizzato il suo sogno. Ora, noi tutti in questa vita terrena siamo immigrati e pellegrini sempre in viaggio, non abbiamo una vita stabile e regolare. Ricordiamoci allora che in realtà i documenti in regola li abbiamo già ma forse li abbiamo nascosti in un cassetto: sono il nostro Battesimo, sono il nostro Credo, sono la consapevolezza che, quando uno è in Cristo, non si è più “stranieri o pellegrini, uomo o donna, schiavo o libero ma siamo tutti concittadini dei santi, eredi di Dio, coeredi di Cristo” come dice san Paolo. Eccola qui la nostra gioia più grande. Se pensiamo di non essere contenti perché anche a Natale sentiamo il peso delle preoccupazioni o della responsabilità, scaviamo in noi stessi, andiamo nel profondo, diciamo con convinzione nella Professione di fede: per noi e per la nostra salvezza discese dal cielo! La gioia di essere figli di Dio, di essere salvati e destinati a vivere eternamente è una gioia che non dura un giorno di festa ma sempre!

Don Benvenuto Riva
Parroco di Ballabio e Morterone