Il fatto che abbiamo ascoltato è abbastanza chiaro. Il re Erode era già avanti negli anni ma sempre avidamente attaccato al suo trono così da essere pronto ad eliminare qualsiasi persona desiderosa di prendere il suo posto. Quando ha sentito la notizia della nascita di un futuro re d’Israele, la sua unica preoccupazione è stata quella di eliminarlo. Come ha detto l’angelo in sogno a Giuseppe: “Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo”. Non sapendo chi sia esattamente quel bambino e dove si possa trovarlo, fa uccidere tutti i bambini di Betlemme dai due anni in giù. Si impone con il metodo della paura e del terrore e così pensa di aver salvato il suo potere. Così fanno tanti re e dittatori: vivono nella paura di perdere il loro potere, che in ogni caso perderanno presto o tardi. Anche Erode morirà quattro anni dopo.Questo fatto è conosciuto come LA STRAGE DEGLI INNOCENTI.
Sono i bambini di Betlemme che sono stati uccisi a causa di Gesù. Non conoscendo il loro nome e neanche il loro numero li ricordiamo e li veneriamo da sempre con il nome di Innocenti, piccoli che non hanno fatto nulla di male; eppure, hanno subito tanto male da perdere la vita con violenza a causa della cattiveria dei potenti. Insieme con loro dobbiamo ricordare il dolore straziante delle madri e dei padri di questi bambini. Anche il loro nome non è conosciuto. Ma il profeta Geremia, vissuto circa sei secoli prima, ci dice il nome di un’altra donna: Rachele, moglie prediletta di Giacobbe e madre di Giuseppe e Beniamino che hanno dato origine alla quasi totalità del popolo di Israele. Efraim è uno dei figli di Giuseppe che ha dato origine a una numerosa tribù del popolo ebreo. Il profeta immagina Rachele che dal mondo dell’ al di là vede i suoi discendenti che se ne vanno per sempre perché sono deportati da Gerusalemme verso Babilonia. A
llora piange a Rama. Rama era un luogo a nord di Gerusalemme, centro di smistamento delle carovane, una specie di stazione centrale, punto di arrivo e di partenza di tante carovane. Rachele piange perché vede i suoi figli allontanarsi, e non si può consolarla in alcun modo perché sente di averli persi per sempre. Stiamo toccando il punto più misterioso anche della nostra vita e non solo della vita di Rachele e delle madri di Betlemme. È il punto del dolore innocente, in particolare la sofferenza e la morte dei bambini. Dal punto di vista umano è meglio tacere perché non si può immaginare che qualche parola umana possa dare forza e consolazione a una madre o un padre che hanno perso un figlio. Eppure, la Parola di Dio ha una forza superiore alle parole umane. Già il profeta Geremia fa intravedere una luce quando dice: “Trattieni i tuoi occhi dalle lacrime, c’è una speranza per la tua discendenza, i tuoi figli ritorneranno”.Ma la luce piena ci viene data da san Paolo quando ci ricorda che in noi è presente lo Spirito Santo che fa di noi stessi figli di Dio. I figli ereditano dal padre la sua preziosa eredità. Gesù, nostro fratello maggiore, ha sofferto ed è entrato nella gloria.
Allora “noi diventiamo coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria. Ritengo infatti che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi”. Nella preghiera di oggi la morte di questi bambini, con un atto di grande coraggio, è definita “preziosa”! Come può essere così? Sì, è preziosa perché in loro si manifesta più chiaramente un messaggio prezioso: è la grazia di Dio che opera tutto in tutti. È solo la grazia di Dio che ha fatto di questi bambini di Betlemme grandi santi che lodano Dio nella gloria. Invochiamoli oggi perché venga la pace nella loro terra!
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Don Benvenuto Riva
Parroco di Ballabio e Morterone
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