QUANDO LA RABBIA PRENDE IL SOPRAVVENTO: I SOCIAL NON SONO AGENTI

BALLABIO – Nella serata di ieri, nel gruppo Facebook “Sei di Ballabio se…”, è apparso un post che ha suscitato discussioni e qualche perplessità. Un utente ha raccontato di aver subìto un tentativo di effrazione nella propria abitazione: intorno alle 18:45, mentre era presente in casa, ha sentito il malvivente forzare la finestra della camera e, andato a vedere, ha poi visto scappare un ragazzo magro alto all’incirca un metro e 75, con barba e capelli scuri.

Fin qui nulla di strano: avvisare la comunità può sembrare un gesto utile. Tuttavia, il tono utilizzato e le modalità scelte meritano una riflessione.

Il messaggio si conclude con una frase minacciosa: “Se ti vedo in giro sono c… tuoi”. Questo tipo di linguaggio non solo è inappropriato in un contesto pubblico, ma rischia di alimentare tensioni e incitare alla giustizia privata, che è pericolosa e illegale. Comprensibile la rabbia e la paura di chi subisce un reato, ma la risposta deve sempre rimanere entro i confini della legalità e del buon senso.

Il sindaco Giovanni Bruno Bussola è intervenuto prontamente, ricordando che in casi simili la prima cosa da fare è chiamare le forze dell’ordine, non scrivere su Facebook. “La pattuglia era già per strada – ha evidenziato il primo cittadino – e, se fosse stata avvisata immediatamente, forse il ladro sarebbe stato fermato”. Questo sottolinea un punto cruciale: i social non sostituiscono i canali ufficiali di emergenza.

Altri utenti hanno cercato di giustificare il post come un avviso alla comunità, ma resta il problema del tono aggressivo e della minaccia esplicita. Segnalare è utile, certo, ma farlo con responsabilità è fondamentale per evitare che la paura degeneri in comportamenti pericolosi.

RedBN