C’è qualcosa di strano e misterioso in queste parole. Sembra che si parli troppo di cose marginali e che Gesù sia stato relegato in un cantuccio. Di lui si dice soltanto che “videro il bambino”. Si dice anche che i magi si prostrarono e lo adorarono e gli offrirono i loro doni.
C’è invece un protagonista negativo: Erode. A lui si dà molto spazio e si offrono più dettagli. Erode resta turbato alla notizia che sia nato un re. Era già lui il re dei Giudei. Chi è questo nuovo re e come si permette di prendere il suo posto? Questa paura di perdere il trono ha accompagnato Erode per tutta la sua vita. Quando si accorgeva di qualcuno che avrebbe potuto insidiare il suo potere sul trono, si affrettava ad eliminarlo anche se era uno della sua famiglia. La domenica dopo Natale abbiamo ricordato la sua furia e rabbia che lo portò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme dai due anni in giù nel tentativo di uccidere anche il bambino Gesù. Oggi vediamo che si consulta con i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, cioè gli esperti degli scritti dei profeti che gli parlano di un profeta, Michea, che indica Betlemme come il luogo della nascita del Messia. Allora invia i Magi a Betlemme dicendo una grande menzogna: vorrebbe andare anche lui a trovare il bambino per adorarlo! Dice parole gentili e educate che però nascondono un cuore cattivo e un proposito malvagio, quello di uccidere il
bambino! Come è triste tutto questo e purtroppo può sempre succedere! Anche oggi è possibile sentire persone che parlano bene e in modo gentile ma nel cuore conservano tanta malizia e cattiveria. Anche le cattiverie più spietate e le bugie più grosse sanno rivestirsi di parole gentili!
Ma c’è anche una protagonista positiva e bella: è la stella! È qualcosa di bello perché è pur sempre una luce che splende nel buio della notte. Che siano tante da formare il firmamento o che sia una sola come la stella del mattino, la luce ci attira sempre ed è sempre bello vederla. A un certo punto sparisce poi la rivedono e “al vedere la stella, provarono una grandissima gioia”. Certo, comprendiamo questa gioia perché è come quando ci si perde per la strada e ci si lascia prendere dal panico. Ma quando si ritrova il sentiero giusto si è contenti. Però ci saremmo aspettati che questa grandissima gioia fosse riferita a Gesù Bambino una volta che l’hanno trovato. E invece no.
E poi c’è un’altra cosa che può sembrarci strana. Queste persone, chiamate Magi, ci sembrano brave persone, sagge, sapienti, pazienti. Come mai si dice che una volta trovato il bambino Gesù e averlo adorato se ne vanno a casa propria e non se ne parla più? Noi saremmo portati a pensare che, se una persona ti dà gioia non la abbandoni più. Se si è fatta tanta fatica a trovare una persona, una volta trovata vorremmo godere della sua compagnia, vorremmo stare sempre insieme con lei. Questo non lo si dice dei Magi. Non si dice che abbiano accolto la parola della legge e dei profeti e siano diventati credenti nel Dio vivente, il Dio di Abramo e di Mosè. Come mai? Che fine hanno fatto? Questo ci sembra davvero strano perché noi siamo abituati a sentire che, quando ascoltiamo la parola di Gesù, dobbiamo metterla in pratica, seguire Gesù fedelmente, seguirlo insieme agli altri discepoli che lo seguono e lo amano e formare con loro una famiglia di gente che si vogliono bene.
Possiamo immaginare una risposta. Forse i Magi sono per noi come un segno o un avvertimento. I Magi ci ricordano che ci sono nel mondo tantissime persone (sono la maggioranza) che in qualche modo che sfugge a tutti noi, hanno una specie di legame segreto con Gesù. Seguono i suoi insegnamenti senza sapere esattamente chi è Lui. Si comportano onestamente, dicono la verità, si aiutano gli uni con gli altri, affrontano con pazienza le sofferenze della vita e tante volte anche le ingiustizie e fanno tutto questo imitando Gesù che ha fatto le stesse cose. Un giorno lo conosceranno ma per ora restano al loro posto, al loro paese. Non si convertono alla fede cristiana, seguono la loro religione e la loro cultura. E perché noi siamo diversi? Siamo diversi perché il Padre ci ha chiamati ad essere discepoli fedeli del suo Figlio e per affidarci il compito della testimonianza. Noi siamo stati chiamati dall’alto a dire che la nostra gioia, la nostra pace, il senso della vita umana si trova in Gesù Figlio di Dio, e in nessun altro.
Don Benvenuto Riva
Parroco di Ballabio e Morterone
