BALLABIO – Il nostro incantevole paese, incastonato tra le montagne lecchesi, continua ad affascinare per i suoi paesaggi mozzafiato. “Che spettacolo vivere a Ballabio!”, scrive davvero entusiasta il primo cittadino Giovanni Bruno Bussola, condividendo sulla propria pagina Facebook una foto che ritrae la località sotto un cielo limpido, circondato da vette innevate e prati verdi. Un’immagine che sembra parlare di quiete, armonia, bellezza.
Ma sotto questa superficie idilliaca, emergono anche voci critiche. Pedro Melesi, originario di Ballabio per discendenza familiare, commenta: “Siamo d’accordo sulla natura e sul paesaggio. Ma è un peccato per i residenti permanenti, che sono fin troppo razzisti e maleducati. A parte alcune persone eccezionali.” Un’affermazione forte, che denuncia un vissuto personale doloroso durante il soggiorno con la propria famiglia.
Bussola risponde con fermezza ma rispetto: “Sono originario di Lecco e a Ballabio ho trovato persone squisite. Di razzismo sinceramente non ne vedo. Ad ogni modo ritengo sia sempre sbagliato generalizzare… perché, questa sì, sarebbe una forma di discriminazione”. Il confronto si fa più profondo. Melesi ribadisce: “Il trattamento che mia moglie, mia figlia e io abbiamo ricevuto è stato proprio quello che ho descritto. Le consiglio di indagare un po’ prima di giudicare il mio commento”.
Questo scambio, pur acceso, mette in luce due verità che convivono: da un lato l’esperienza positiva di chi ha trovato accoglienza e gentilezza; dall’altro, il vissuto di chi si è sentito escluso o discriminato. Entrambe meritano ascolto. Per la cronaca, a seguire una trentina di commenti (alle 16:30 di oggi), tutti “pro Ballabio” e circa 130 Mi piace – compreso quello della neo rieletta presidente della provincia Alessandra Hofmann.
Ballabio, come ogni comunità, è fatta di persone diverse, storie diverse, sensibilità diverse. L’invito che emerge da questo dialogo è quello di non negare le criticità, ma nemmeno di assolutizzarle. Di riconoscere il valore dell’esperienza soggettiva senza trasformarla in condanna collettiva. Perché la vera bellezza di un luogo non sta solo nei suoi paesaggi, ma nella capacità della sua comunità di accogliere, ascoltare e migliorarsi.
Christopher Anelli Manzoni
