Il fatto che abbiamo ascoltato, al giorno d’oggi finirebbe sui giornali tra i fatti di cronaca. Nei suoi vari spostamenti, Gesù con i suoi discepoli usava anche la barca dei pescatori del lago di Tiberiade. Si sa, quando si viaggia a volte capitano anche incidenti o imprevisti e, qualche volta, ci sono vere e proprie disgrazie con morti e feriti. Così è stato anche quel giorno in cui Gesù e i suoi amici hanno deciso di prendere la barca per passare da Cafarnao a Gadara, un’altra cittadina sulla costa orientale del lago, dove c’era una popolazione separata dal popolo ebraico.
“Avvenne nel mare un grande sconvolgimento tanto che la barca era coperta dalle onde”. Tempeste improvvise e pericolose scoppiano non di rado nel lago di Tiberiade, a causa dei venti gelidi che scendono dalle cime nevose del monte Hermon, alto più o meno come la nostra Grigna. Le barche di allora non erano né grandi né sicure. Eppure, si dice che “Gesù dormiva”. Ciascuno può pensare quello che vuole sul motivo per cui Gesù dormiva, forse per la stanchezza o per altro motivo oppure possiamo anche chiederci come facesse Gesù a dormire durante una violenta tempesta. Il punto centrale è che i discepoli hanno visto la morte in faccia. Non c’era più speranza per loro. Allora sono andati a svegliarlo ma pur dicendo “Siamo perduti!” hanno anche il coraggio di dire: “Salvaci Signore!”. Forse proprio per il fatto che il nome del loro maestro che avevano conosciuto poco tempo prima vuol dire proprio questo: “Dio salva”. È il nome vero e proprio di Gesù.
In quel tempo loro non lo avevano ancora conosciuto bene quel maestro. L’hanno visto guarire un lebbroso e incoraggiare un centurione che aveva un
servo ammalato. Erano andati nella casa di Simone che aveva la suocera con un po’ di febbre. Gesù le dà la mano e lei improvvisamente si sente bene e si mette a servire Gesù e i suoi amici. Poche cose. Certo, sono stati segni belli che hanno attirato l’attenzione dei discepoli. Gesù stava iniziando proprio in quei giorni il suo lavoro di passare in mezzo alla gente e fare del bene a tutti.
Gesù che dorme tranquillo in mezzo alla tempesta mentre gli altri credono di morire è un fatto che denota l’assoluta padronanza di Gesù su ogni situazione pericolosa, a rischio anche della vita, e quindi anche sugli eventi naturali. Questo suo modo di agire è colmo di insegnamenti anche per noi. Attraversiamo anche noi situazioni pericolose e difficili che ci fanno sentire addirittura vicini alla morte. Sentiamo nascere in noi paure dal fondo del nostro cuore e ci sentiamo prendere dal panico.
E Gesù, dopo che si è svegliato, molto tranquillo dice: “Perché avete paura?” Era come se avesse detto: “Come è possibile che io vi abbandoni? Se prima vi ho parlato del Padre e della fiducia che dovete avere in Lui, perché non pensate che il Padre, che nutre gli uccelli del cielo e veste i fiori dei campi, non si prenda cura di voi suoi figli?” Per questo li chiama: gente di poca fede, cioè incapace di convincersi che sono veramente figli di un Padre celeste che li ama, o forse che sono facili a dimenticare un insegnamento così bello e così vero!
E allora Gesù per la prima volta manifesta la sua potenza anche sulle forze della natura come i venti e il mare, forze naturali che nessun essere umano riuscirebbe a dominare. Ma Lui, Gesù, dominandoli e facendosi ubbidire da loro dimostra di avere la forza del Creatore, cioè il Padre onnipotente, nel quale anche noi diciamo di credere. Fino a quel giorno non lo aveva ancora detto.
Per questo anche i discepoli che stanno crescendo nella loro amicizia con Gesù, per ora si fermano alla domanda: “Chi è dunque costui?”. Più avanti arriveranno alla fede completa in Gesù Figlio di Dio, ma per ora a loro rimane ancora un lungo cammino da percorrere.
Forse anche la nostra fede ha bisogno di percorrere ulteriori tappe. Forse anche noi siamo fermi a una certa conoscenza di Gesù un po’ superficiale che fa di Lui un buon amico, anche una persona notevole da invocare, soprattutto in alcuni momenti di bisogno e di pericolo, ma arrivare a Gesù che è Figlio in tutto e per tutto uguale al Padre nella sua onnipotenza e nel suo amore per noi e che questo avviene mediante la sua morte e la sua risurrezione, questa fede sincera e forte forse è ancora lontana. Abbandoniamoci all’azione dello Spirito Santo perché ci aiuti a raggiungere la meta di una fede vera e forte in Gesù che davvero ci ha salvati.
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Don Benvenuto Riva
Parroco di Ballabio e Morterone
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