DON BENVENUTO COMMENTA IL VANGELO DELLA SESTA DOMENICA DOPO PENTECOSTE

Vangelo 6a domenica

È sempre bello cercare di capire da dove veniamo, indagare sulle nostre origini e cercare di capire quali sono le nostre radici. Non lo si fa per una specie di curiosità storica. Lo si fa perché questo sforzo ci aiuta a capire chi siamo noi e a conoscere qualcosa di più di noi stessi. Questo vale per ciascuno di noi: tutti sappiamo l’importanza di conoscere i nostri genitori e quindi anche i nostri nonni e bisnonni, ma vale anche per i popoli e tra questi c’è anche il popolo di Dio che siamo noi radunati attorno all’altare. Formiamo spiritualmente un nuovo popolo anche se come persone fisiche apparteniamo a popoli diversi.

Proseguendo il cammino di queste domeniche oggi ci incontriamo con Mosè. Sono passati circa seicento anni dalla vicenda di Abramo che è il primo dei credenti. I suoi discendenti erano scesi in Egitto a cercare cibo perché nella terra di Palestina c’era una grande carestia. In Egitto sono cresciuti moltissimo così da non essere più chiamati “tribù”, sono diventati un “popolo”. Ma non si sentivano nella loro patria, nella loro terra. Erano una massa di schiavi al servizio degli Egiziani. Questi, sì, erano un grande popolo conosciuto e ammirato ancora oggi: avevano una solida organizzazione statale, avevano guide potenti come i faraoni, avevano città ben organizzate, templi per i loro dei, monumenti che esistono ancora oggi, agricoltura e commerci che producevano ricchezza, artisti che mostravano il loro genio in opere d’arte. Secondo il linguaggio moderno erano una superpotenza che dominava il mondo di allora. I discendenti di Abramo dovevano solo lavorare e basta. Non contavano nulla, non erano un popolo.

Il libro dell’Esodo narra il modo straordinario con cui questi schiavi si sono liberati dall’oppressione egiziana e tutto è avvenuto per l’intervento di Dio che ha superato in forza la potenza degli Egiziani. Ora i discendenti di Abramo sono radunati al monte Sinai. Perché?

Perché ci sono delle parole da ascoltare! Queste parole le pronuncerà Mosè ma sono parole che vengono da Dio e loro devono ascoltarle! E il popolo risponde a una sola voce: “Tutti i comandamenti che il Signore ha dato, noi li eseguiremo!” E Mosè scrisse tutte le parole del Signore.

Poi Mosè compie un rito particolare: offre un sacrificio di comunione. E’ chiamato così perché una parte si offriva a Dio sull’altare e un’altra parte la si mangiava. Come si fa in famiglia: i membri di una stessa famiglia mangiano tutti lo stesso cibo. Dunque offrendo questo sacrificio ci si mette in comunione con Dio! E Mosè fa la stessa cosa con il sangue, anche se è solo sangue di animali: metà la sparge sull’altare che rappresenta Dio e metà la sparge sul popolo. Se è lo stesso sangue che circola tra Dio e il popolo vuol dire che Dio e il suo popolo sono una cosa sola!

Eccole dunque le nostre radici: tutti là siamo nati, al monte Sinai, anche noi. Anche oggi facciamo cose che tremila e duecento anni fa un condottiero di nome Mosè ha inventato per fare di quella gente disorganizzata e spesso litigiosa un vero popolo. Le radici sono le stesse: la parola che viene da Dio e che bisogna non solo ascoltare ma anche mettere in pratica, un cibo che ci nutre e che ci mette in comunione con Dio.

Ma quello che ha fatto Mosè erano le radici, noi invece siamo il grande albero che è molto cresciuto. LA PAROLA che noi ascoltiamo è molto più bella e profonda di quello che ha riferito Mosè: è il Vangelo che ci ha annunciato Gesù stesso, il Figlio che Dio ha mandato in mezzo a noi. IL CIBO che mangiamo non è la carne di animali offerta su un altare di pietra ma è il pane di cui lo stesso Gesù ha detto: “Prendete e mangiate: questo è il mio corpo!” E il sangue non è sangue di animali ma è il sangue di Gesù che dice chiaramente: “Questa è una nuova alleanza, questa è la vera alleanza, perché la piena comunione tra noi è Dio qui è pienamente realizzata!”.

Partire dal monte Sinai per arrivare ad oggi: essere radunati in questa casa, ascoltare la parola, mangiare il pane della vita che è il Figlio mandato dal Padre. Un cammino meraviglioso preparato per noi da Dio stesso che può solo sfociare nella lode e nel ringraziamento: o Dio sei stato grande con noi, hai fatto cose mirabili per noi perché hai fatto di noi un solo popolo, una sola famiglia in piena comunione con te! Noi ti lodiamo e ti ringraziamo!

Don Benvenuto Riva parroco di Ballabio
Don Benvenuto Riva

Parroco di Ballabio

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–> avvisi 21 luglio 2019

 

 

 

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