DON BENVENUTO COMMENTA LE LETTURA DELLA TERZA DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI

Può essere utile ricordare la parabola di domenica scorsa: un uomo aveva due figli. Il primo risponde male al padre ma poi si pente e va a lavorare nella sua vigna. Il secondo tratta bene il padre ma poi non va a lavorare nella sua vigna. Così Il padre è contento del primo figlio perché ha compiuto la sua volontà. Dell’altro figlio non è contento, anche se l’aveva trattato con rispetto.

Oggi veniamo a sapere con chiarezza che il Padre è Dio stesso. Gesù dice che il Padre ha la vita in se stesso e ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso. Inoltre ha dato al Figlio il potere di giudicare. I morti udranno la voce del Figlio di Dio. Gesù arriva a dire di se stesso: “Da me, io non posso fare nulla”. La volontà di Dio Padre è che gli uomini accolgano il suo Figlio. Tante volte Gesù ripete la frase: “Colui che mi ha mandato”. Lui è il primo che compie fedelmente la volontà del Padre e chiede che anche noi la possiamo compiere proprio accogliendo Lui, Gesù!

Ma allora tante domande si impongono: “E perché dovrei accogliere Lui? E se venisse un altro a dire che è stato mandato da Dio? Perché proprio Gesù di Nazareth e non un altro? E se questo Gesù avesse ingannato i suoi discepoli? E la fine che ha fatto? E la storia della risurrezione non sa un po’ di fantasia?” Queste domande sono utili a fare una verifica della nostra fede: siamo capaci di rispondere alla domanda fondamentale: ma io perché credo in Gesù? E in base a che cosa chiedo ai bambini, agli adolescenti e ai giovani di credere anche loro in Gesù? In base a che cosa dovrebbero credere? Quali sono le credenziali di Gesù perché possiamo credere in Lui?

Anzi, facciamoci un’altra domanda: se vediamo i nostri adolescenti e giovani che non vogliono più credere non sarà perché siamo noi adulti i primi ad avere dimenticato la vera fede in Gesù Cristo così che non la testimoniamo più e quindi loro non hanno l’idea di che cosa vuol dire essere un uomo o una donna di fede?

Nel Vangelo di oggi Gesù sta rispondendo ai Giudei che ancora una volta si opponevano a Lui, e si opponevano perché aveva guarito un uomo nel giorno sacro del riposo, cioè di sabato. In più gli aveva ordinato di prendere la barella e portarla a casa! Cosa proibitissima! E l’evangelista Giovanni commentava con queste parole: “I Giudei cercavano ancor più di ucciderlo perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio”.
Parlando a loro ricordava che avevano mandato messaggeri a Giovanni il Battezzatore e lui aveva detto la verità: non era lui il Cristo ma quello che sarebbe venuto dopo di lui. E un giorno Il Battista ha indicato chiaramente Gesù: Ecco l’Agnello di Dio!
Eppure oggi Gesù ci indica un’altra strada, ancora superiore a quella di un uomo santo. “Io ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato”.

Anche oggi Gesù compie opere grandi che il Padre gli chiede di compiere. Non dobbiamo assolutamente dire: Se io fossi stato là quando Gesù ha risuscitato Lazzaro, se avessi visto con i miei occhi allora sì, crederei in Gesù. Ma oggi di opere grandi non ne vedo. Come faccio a credere?

Bisogna avere la buona volontà di cercarle e gli occhi allenati a vedere queste opere grandi. La grande opera che Gesù compie continuamente è quella di donare lo Spirito Santo a coloro che credono in Lui. E questo Spirito Santo guida uomini e donne a vivere nel dono di se stessi fino alla fine con estrema generosità, sostiene uomini e donne nella sofferenza e nella tribolazione e divengono capace di sperare contro ogni speranza, illumina la mente di persone che sanno consigliare con saggezza e sanno insegnare la vera sapienza. Ci sono tante persone che sperano e amano: queste dobbiamo cercare e imitare. Da loro emana un fascino particolare ma purtroppo è anche facile non accorgersene. Eppure sono queste le grandi opere che Gesù compie in loro e che possono portare anche noi a credere in Lui.

Libro del Profeta Isaia 43,24-44,3 Così dice il Signore che ti ha fatto, che ti ha formato dal seno materno: “Non temere, Giacobbe, mio servo. Verserò il mio spirito sulla tua discendenza.”
Lettera agli Ebrei 11,39-12,4 Anche noi dunque, circondati da tale moltitudine di testimoni, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti tenendo fisso lo sguardo su Gesù.
Vangelo di Giovanni 5,25-36 In verità io vi dico: io ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato.

 

Don Benvenuto Riva parroco di Ballabio
Don Benvenuto Riva

Parroco di Ballabio

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Foto di Michele Abastante – Opera propria, CC BY-SA 4.0,
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