DON BENVENUTO COMMENTA LE LETTURE DELLA PRIMA DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI

Caravaggio - San Giovanni Battista

Nei mesi estivi abbiamo rivissuto le grandi tappe della storia della nostra salvezza, abbiamo riassunto quasi duemila anni di storia, da Abramo in poi. Oggi possiamo dire: la storia è finita, o meglio, è giunta al suo compimento. Sì, perché quella storia è stata guidata da Dio che aveva in mente un grande progetto del suo amore per noi: mandare suo Figlio che sarebbe stato chiamato “Salvatore”, salvatore di noi, uomini dispersi nelle tenebre. Ecco le parole dell’apostolo Paolo: “Quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito, Cristo morì per gli empi. Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi”.

Siamo così arrivati alla fine della nostra storia: l’apparizione di Gesù Cristo. Noi sappiamo già tante cose di lui, ma oggi facciamo uno sforzo mentale, cancelliamo tutto, facciamo finta di non sapere nulla. Chi è questo Gesù? Come appare nel brano di Vangelo che abbiamo ascoltato? Prima di tutto appare come un uomo solo e forse anche impaurito. Per circa trent’anni era vissuto a Nazareth in una famiglia normale mantenendosi con il lavoro di carpentiere. Ora questo nucleo familiare si è sciolto: di Giuseppe non si parla più e non si sa con precisione quando e come sia morto. La madre, Maria, è lasciata sola a Nazareth. Lui, Gesù, è andato in Giudea a trovare Giovanni che parlava del regno di Dio e battezzava la gente che accorreva a lui. Anche Gesù si fa battezzare e in quel momento si sente la voce dal cielo che dice: “Questo è il mio figlio, l’amato!”. Queste parole sono e saranno sempre la sua forza interiore. Gesù prende piena coscienza di essere il Figlio di Dio. Ma, poco dopo, Giovanni viene arrestato e messo in prigione e Gesù torna in Galilea ma non a Nazareth, va a Cafarnao, lontano 36 chilometri da Nazareth. Prende la residenza sulla riva del mare, come allora veniva chiamato il lago di Tiberiade. Questa regione era abitata da molti pagani, per questo veniva chiamata Galilea delle genti. Vi passava anche la via del mare, che metteva in comunicazione il mare Mediterraneo con l’entroterra: era quindi una zona di traffico e di commercio. Che cosa fa Gesù, ora che è da solo, senza amici, senza famiglia, in un luogo per lui straniero dove non conosceva nessuno? Riprende proprio le parole del suo cugino Giovanni che gli aveva preparato la strada e che il re Erode aveva messo a tacere: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”. Questo è l’inizio. I grandi discorsi, i discepoli, i miracoli, le folle: tutto questo verrà dopo.

Queste poche parole contengono alcune intuizioni fondamentali, valide per noi oggi. C’è anche in noi l’attesa di qualcosa di nuovo e di migliore, viviamo nella speranza di un mondo più bello perché quello di oggi appare a noi difficile, sporco, pesante, ingiusto. E questo valeva anche in passato. Giovanni e Gesù cosa dicono? Sì, è giusto sperare in un avvenire migliore ma questo non apparirà in futuro come frutto di qualche cambiamento di re o imperatori, di governi e politiche, di rivoluzioni e scoperte. Ciò che voi attendete riguarda il vostro spirito, è dentro di voi e dipende dal fatto che in voi stessi fate spazio a Dio. Questo è ciò che chiamiamo “il Regno di Dio” ed è alla vostra portata, qui ed ora, se volete.

L’altra grande intuizione di Giovanni e Gesù è che questo implica un cambiamento di vita, la conversione. Un volgersi a Dio che riguarda ciascuno di noi, tutti. E’ sempre forte nel popolo la tentazione di accusare il re di turno o la classe politica dominante come la causa di tutti i nostri mali. Dopo Giovanni e Gesù anche i grandi santi non hanno puntato il dito contro re e governatori, classi dominanti e situazioni ingiuste ma hanno puntato a se stessi, alla propria conversione e così facendo hanno cambiato non solo se stessi ma anche gli altri. Poi Gesù cercherà di spiegare meglio questo regno di Dio mediante parabole, ma intanto noi conserviamo nel cuore come parole preziose il suo primo invito: “Convertitevi perché il regno di Dio è vicino!”. C’è anche l’altra frase del profeta Isaia che è molto simile ed è facile da ricordare: “Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza, nell’abbandono confidente sta la vostra forza”. Queste parole le vogliamo ricordare sempre come un tesoro perché possono davvero illuminare e guidare la nostra vita non solo per pochi giorni ma sempre.

Libro del Profeta Isaia 30,8-15 Così dice il Signore Dio, il Santo d’Israele: “Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza, nell’abbandono confidente sta la vostra forza”.
Lettera ai Romani 5,1-11 Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
Vangelo di Matteo 4,12-17 Quando il Signore Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nazareth e andò ad abitare a Cafarnao, sulla riva del mare.

Don Benvenuto Riva parroco di Ballabio
Don Benvenuto Riva

Parroco di Ballabio

 

Scarica il foglietto  ->
avvisi dal 31agosto – 8 settembre 2019