DON BENVENUTO COMMENTA LE LETTURE DELLA FESTA DI CRISTO RE DELL’UNIVERSO

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Se andassimo avanti solo un poco a leggere il Vangelo troveremmo le parole di Gesù: “Voi sapete che fra due giorni è Pasqua e il Figlio dell’uomo sarà consegnato per essere crocifisso”. Quando  Gesù  parlava di se stesso, aveva una speciale predilezione per il titolo “Figlio dell’uomo” e il motivo è molto semplice: la profezia del profeta Daniele che abbiamo ascoltato nella prima lettura era molto conosciuta e amata non solo da Gesù ma da tutti gli Israeliti, soprattutto dai più poveri e oppressi. Tutti i regni umani erano l’origine di tante sofferenze e ingiustizie. Ora, invece, qui si parla di uno  che viene dall’alto, “con le nubi del cielo”, quindi da Dio e questo essere misterioso  ha una somiglianza con un uomo. Sarà lui a regnare per sempre e su tutti. E questo potere gli viene donato da Dio.  Cosa possono fare i poveri se non sperare che questo regno venga il più presto possibile così da avere un po’ più di dignità, giustizia e benessere? Ecco perché era molto viva tra la gente l’attesa di questo Figlio dell’uomo. Questo nome oggi, a noi, sembra un po’ strano e lontano dal nostro modo di parlare ma Gesù, usandolo spesso, diceva ai tanti poveri del suo tempo: “Quel Figlio dell’uomo che voi aspettate, ecco, sono io, sono giunto a voi!”. E’ chiaro che così facendo Gesù suscitava in tanti poveri e oppressi tanta speranza di una vita migliore e invece nelle classi dirigenti e in coloro che regnavano, nient’altro che  sospetti e timori e vedevano Gesù come un disturbatore o un rivoluzionario. Ma anche negli altri suscitava interrogativi da non trascurare: come mai il Figlio dell’uomo viene dall’alto e questo Gesù viene da Nazareth? Come mai Dio lo riconosce suo Figlio ma questo Gesù è nato da Maria e Giuseppe? Come mai del Figlio dell’uomo si parla di potere e gloria e questo Gesù ci appare come un uomo mite, semplice e fragile come tutti noi?

Oggi sentiamo che  “il Figlio dell’uomo  verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, e siederà sul trono della sua gloria. Ma l’anno scorso, nella festa di Cristo Re, come oggi,  abbiamo letto di Gesù che è stato condannato alla morte di croce e come motivazione per la sua condanna hanno scritto sul cartello: “Gesù di Nazareth, Re dei Giudei”.  Quest’oggi, nel nostro incontro domenicale e nella nostra preghiera, vogliamo prima di tutto celebrare Gesù Cristo come Re dell’universo. Di fatto Lui è Re della storia e dell’universo anche se tanti non lo sanno e quindi non possono neanche rifiutarlo perché non lo conoscono neppure. Tutti quelli che dicono: “Signore, quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto o nudo e ti abbiamo vestito?”.  Noi cristiani invece corriamo un grosso rischio: quello di aver sentito parlare di Gesù e di essere pronti a partecipare, con preghiere e con gesti, alla celebrazione in onore di Gesù Re ma concretamente al centro della nostra vita non c’è Gesù Cristo che veramente vuole regnare nel nostro cuore ma ci sono altri re, molto più piccoli, passeggeri e insignificanti. Quindi non tutti, neppure tra i cristiani, lo accolgono come re della propria vita! Come mai?  In fondo è semplice: per desiderare e poi accogliere Gesù bisogna avere sperimentato di essere poveri, di avere sofferto, di avere sperimentato la paura, l’ingiustizia, la violenza, il male, la morte. Alla domanda: chi mi può aiutare e chi mi salverà? Gesù si presenta come Colui che solo ci può salvare. In fondo è solo chi ha sperimentato quanto è brutto il buio che gusta quanto è bella la luce accesa. Se invece stiamo bene così non si vede perché cambiare.

Si tira avanti arrangiandoci un po’ alla bell’e meglio.  E l’annuncio davvero straordinario che oggi ci viene dato di ascoltare è che questo Re universale, che un giorno giudicherà tutti, anche quelli che non lo sanno o non vorrebbero essere giudicati da Lui, farà dipendere il nostro destino eterno da quelle cose che vengono ritenute così semplici e normali che nessuno ne parla. Nel mondo si parla di tante cose: basta accendere la televisione o aprire i giornali e vedere di che cosa si parla e con tanta insistenza. Nel giorno del suo giudizio tutto questo non varrà niente.  Dare qualcosa da mangiare a chi non ne ha o dare un po’ da bere a chi ha sete, dare un tetto a chi non ha casa, un vestito a chi ne ha bisogno, visitare un ammalato in casa, in ospedale in carcere: agli occhi del Re universale ed eterno, cioè Gesù, queste cose sono fondamentali. Se troverà che le abbiamo fatte il nostro destino sarà ereditare il regno preparato per noi fin dalla creazione del mondo, regno di pace, di amore, di giustizia, di gioia. Se troverà che non le abbiamo fatte sentiremo le terribili parole di condanna al fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.

Don Benvenuto Riva parroco di Ballabio
Don Benvenuto Riva

Parroco di Ballabio

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