EURO DAI MIGRANTI, LA CONSONNI VUOLE UTILIZZARLI PER PROMUOVERE “IDENTITÀ E CULTURA LOCALI”

consonni-2015-1pBALLABIO – Nell’ambito dell‘approfondimento condotto da BN sui 500 euro a testa versati dallo Stato ai Comuni che accolgono i richiedenti asilo, abbiamo intervistato – dopo il primo cittadino di Cremeno – la sindaca di Ballabio Alessandra Consonni per cercare di comprendere QUALI spese siano effettivamente derivate dalla presenza dei migranti sul territorio comunale. Infatti la legge prevede che quei fondi, distribuiti molto rapidamente da Roma alle amministrazioni, siano intesi “quale concorso dello Stato agli oneri che sostengono i Comuni che accolgono richiedenti protezione internazionale”.

Conferma che i soldi sono già stati incassati, sono proprio entrati?

Innanzitutto vorrei precisare che a me non è stato chiesto di accogliere nessuno e che i profughi sono stati destinati dal governo centrale ad una struttura privata, attivata durante il mandato della precedente ammistrazione comunale. Ciò premesso, confermo che la cifra dei circa 27 mila euro è entrata nelle nostre disponibilità. L’importo non è trascurabile ma va, comunque, rapportato al contesto delle spese di un Comune delle nostre dimensioni dove, ad esempio, la spesa per il sociale, da sola, supera i 370mila euro. La somma che riceveremo corrisponde, grosso modo, alla retta di una casa di ricovero per un anziano bisognoso, ma potrebbe avere altri utilizzi diversi dal sociale, ad esempio in campo culturale: non mi dispiacerebbe che venisse impiegata per la promozione della conoscenza dell’identità, della cultura e della lingua locale. Ne parleremo a breve.

Che oneri avete dovuto sostenere, nello specifico?

Circa gli oneri accresciuti dalla presenza dei richiedenti asilo in paese, sono i medesimi sostenuti da altri Comuni, a cominciare da Cremeno, dove il numero di stranieri è molto superiore al nostro. Vi è innanzitutto un sovraccarico burocratico per i nostri uffici, ad esempio costretti a rilasciare carte d’identità e seguirne iter difficoltosi, come avviene nel caso di diversi “nuovi ballabiesi” che, in diversi casi, diventano irreperibili. Inoltre i profughi, in quanto residenti, possono avvalersi dei servizi e delle strutture a disposizione dei ballabiesi.

Ma l’aspetto più problematico, a mio avviso, deve ancora essere chiarito e affrontato anche ad altri livelli politico-amministrativi e riguarda il passaggio in carico al nostro Comune di questi stranieri per l’eventuale assistenza sociale futura, in caso di indigenza, reclusione o malattia, sulla base dell’ultima residenza ottenuta. Esiste un meccanismo che fa si che, come mi capita, il sindaco diventi tutore, su disposizione del magistrato, di detenuti a lunga scadenza di pena o di persone collocate in strutture assistenziali (specie quando vi siano coinvolti minori, nel caso gli eventuali figli di questi stranieri) al di fuori del territorio comunale. Ciò significa che i Comuni che si trovano a dover attribuire la residenza a decine di stranieri di passaggio potrebbero doversi caricare in futuro di innumerevoli situazioni onerose: questo aspetto va affrontato e chiarito formalmente, non solo con rassicurazioni verbali, perché, altrimenti, i famosi 500 euro rischiano di diventare l’ennesima beffa.

Intervista di Chiara Stefanoni