DON BENVENUTO COMMENTA IL VANGELO DOMENICALE DOPO L’ASCENSIONE

Ascensione Gesù

Gesù ha confidato ai suoi amici tutta la ricchezza del suo amore e ha chiesto a loro di amarsi vicendevolmente. Questo è il più bel regalo che i discepoli di allora potevano fare a Gesù che tornava al Padre. Naturalmente questo vale anche per noi, discepoli di oggi. Il vangelo di Giovanni ci dice che, dopo queste parole confidenziali, Gesù alza gli occhi al cielo e prega il Padre. Gli rivolge parole profonde che rivelano il suo sguardo eterno e infinito che comprende tutto: il Padre e il Figlio, la vita, l’amore, tutta la storia e l’umanità intera. Sembra ormai di essere sulla cima di una alta montagna da dove le nostre case appaiono tanto piccole e così pure le gioie e preoccupazioni di ogni giorno svaniscono di fronte a tanta bellezza e a quella immensità. Eppure questa non è una evasione dal quotidiano, un rifugiarsi nelle illusioni dal momento che la vita è difficile. E’ un ritrovare forza e fiducia ricordando sempre a noi stessi chi siamo, da chi veniamo e dove stiamo andando.

Le parole di oggi ci ricordano prima di tutto che non siamo soli. Noi apparteniamo a Gesù, il Figlio eterno di Dio, e Gesù prega il Padre per noi, ci affida a Lui. Noi siamo definiti come coloro che hanno creduto alla parola: la parola che dagli apostoli si è trasmessa attraverso molte generazioni e che è arrivata fino a noi.

L’ultimo anello di questa catena di generazioni che ci hanno trasmesso la Parola sono i nostri genitori e i nostri nonni. A loro deve andare la nostra riconoscenza e la nostra gratitudine.

E pregando per noi Gesù chiede al Padre una cosa sola: l’amore che ci unisce! “Tutti siano una cosa sola, come Tu, Padre sei in me e io in te, siano anch’essi in noi. Io in loro e tu in me perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me!” Certo, Gesù qui guarda al futuro eterno, alla meta finale della nostra vita nella gloria di Dio ma come arrivare lassù dove si sta sempre insieme se il cammino non lo iniziamo qui nella nostra vita quotidiana? Quante volte ogni giorno siamo gli uni contro gli altri invece di essere con gli altri e per gli altri? Confessiamo come banalità parolacce, arrabbiature, indifferenze, piccoli egoismi e pigrizie quando in realtà sono una scelta di vita: scegliamo l’isolamento e la divisione invece di scegliere l’unità e la comunione. Per fortuna la nostra vita è il tempo che ci è dato per pensarci bene e tornare indietro ogni volta che ci accorgiamo di aver fatto la scelta sbagliata! La nostra vita è salva e ha valore ogni volta che nelle scelte quotidiane cerchiamo l’unità e l’insieme! Questo ci fa fare un salto dalla apparente semplicità della vita quotidiana alla profondità dell’amore divino.

Oggi ricompare una parola che abbiamo già visto: la gloria! “Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo!”. Nelle pagine precedenti l’evangelista Giovanni aveva usato questa parola riferendosi alla passione e risurrezione del Signore Gesù. Ora invece punta il nostro sguardo verso l’eternità, dove non ci sarà più dolore né morte, dove tutte le lacrime saranno asciugate. E Gesù ci ama così tanto da desiderare che noi possiamo essere per sempre insieme con lui proprio in quella gloria eterna che in Lui non è mai venuta meno e che risplendeva sul suo volto anche quando era fisicamente in mezzo a noi, su questa terra. Dopo avere contemplato queste cose così belle e grandi è giusto che riprendiamo il cammino della vita quotidiana ma sentendoci guidati a rafforzati dalla forza dell’amore che viene da Dio.

Don Benvenuto Riva parroco di BallabioDon Benvenuto Riva
Parroco di Ballabio

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