DON BENVENUTO COMMENTA LE LETTURE DELL’11ª DOMENICA DOPO PENTECOSTE

Un grande uomo questo Elia. Lui definisce se stesso: pieno di zelo per il Signore! E’ appassionato di Dio, lo ama, lo difende, confida in lui, sempre!

Nessuno pensi a un profeta come a un uomo che predice il futuro! E’ più semplice definirlo uomo di Dio, uomo che parla a nome di Dio, uomo che conosce Dio un po’ più degli altri e si impegna a farlo conoscere e amare come lo conosce e lo ama lui. Se ricordiamo qualche parola di domenica scorsa sul tempio costruito da Salomone, sulla sua bellissima preghiera, sulla gloria di Dio venuta ad abitare nel tempio, su Dio pronto ad ascoltare la preghiera dei fedeli Israeliti, oggi siamo presi da una grande meraviglia ascoltando le parole di Elia: gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti, sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita!

Sono passati circa sessant’anni da quando Salomone pregava così bene nel tempio di Gerusalemme! In quegli anni ci sono stati molti rivolgimenti storici: il regno si è spaccato in due, e in una città nel centro della terra di Israele hanno costruito un altro tempio e vi hanno collocato un vitello d’oro dicendo: “Israele, ecco il tuo Dio che ti ha fatto uscire dall’Egitto e ti ha salvato!”. Se il tempo dell’amore è stato chiamato “alleanza”, questo fatto dobbiamo chiamarlo “tradimento!” Non ci sono troppi giri di parole da fare. I profeti dopo Elia sono stati molto chiari: Dio è lo sposo innamorato della sua sposa Israele, ma questa sposa ha tradito il suo sposo, ha abbandonato l’amore che l’aveva fatta vivere. Anzi, di più: si è venduta ai suoi amanti, è diventata una prostituta!

Eppure noi oggi non vogliamo fermarci a considerare queste cose che ci impegnano già tante volte, durante l’anno. Ci limitiamo a guardare Elia per vedere come fa a superare lo sgomento e il dispiacere che lo prende nel profondo del cuore. Ricordiamoci che prima di mettersi in cammino e raggiungere il monte di Dio, l’Oreb, che dovrebbe identificarsi con il monte Sinai, Elia era impaurito, stava scappando perché inseguito dai soldati della regina Gezabele e desideroso di morire disse: “Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri!”. Dio allora gli ordina di mangiare e di bere e poi gli dà appuntamento sul monte. Dunque anche Elia ha toccato il fondo delle sue forze e ha sentito di non farcela più, ha desiderato di morire perché non ce la faceva più. Sono tante le persone che arrivano a questo punto, non solo tra uomini anche famosi ma anche tra i santi. E se uno non ha un po’ di fede in Dio crede di trovare la soluzione di tutti i problemi togliendosi la vita.

E Dio cosa fa per incoraggiare Elia? Prima di tutto gli dice che gli è vicino e glielo dice con dolcezza e delicatezza, quasi volendogli fare una carezza e dirgli: “Su, coraggio, sono qui con te, non avere paura”. Glielo dice con una immagine: il sussurro di una brezza leggera. Non con il linguaggio del vento impetuoso, del terremoto, del fuoco, tutte cose che spaventano. In quel venticello delicato Elia percepisce che Dio gli è vicino e questo gli basta a superare la paura.

E poi Dio dice ad Elia: “Tu sei triste perché senti che tutto è finito. E’ finita l’alleanza stipulata con Mosè e Giosuè, è finito il popolo che cade nelle mani dei nemici, è finito l’amore e la fedeltà alla legge perché tutti inseguono la potenza, i soldi, la corruzione. E invece no: c’è un futuro ed è un futuro di luce e questo futuro passa proprio attraverso di te, io ho bisogno di te Elia. Ho scelto un nuovo re per la Siria e tu lo consacrerai. Ho scelto un nuovo re per Israele e tu lo consacrerai. Ho scelto anche un nuovo profeta che continuerà la tua opera dopo di te. E poi ho scelto un popolo di settemila israeliti che sono stati fedeli a me. Quindi non è vero che tutti mi hanno tradito e non è vero che tu sei rimasto solo!”.

Forse non arriveremo al punto di san Paolo che arriva a vantarsi volentieri delle sue debolezze, che arriva a compiacersi negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo. E speriamo anche che nessuno ci consegni ai tribunali per essere giudicati secondo quanto dice il vangelo di oggi. Ma cerchiamo di imitare Elia nel portare pazienza aspettando Dio che ci fa sentire il calore della sua presenza nella semplicità delle vicende quotidiane e non nei fatti straordinari ed eclatanti. Dio ci parla nell’intimo della coscienza, se lo sappiamo attendere e se lo cerchiamo con tutto il cuore e ci farà capire che, anche quando tutto si fa buio davanti a noi, Dio è capace di accendere una nuova luce che illumina il nostro futuro.

Don Benvenuto Riva parroco di Ballabio
Don Benvenuto Riva

Parroco di Ballabio

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