DON BENVENUTO COMMENTA IL VANGELO DELLA QUARTA DOMENICA DOPO PENTECOSTE

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Ora vediamo qualcosa di infinitamente triste: un uomo uccide suo fratello. Due persone uniti dallo stesso sangue, due persone nate dallo stesso padre e dalla stessa madre. Eppure uno fa violenza all’altro e gli toglie la vita. In realtà gli toglie solo la vita fisica perché il fratello innocente è vivo presso Dio e grida. Dio ascolta il grido degli innocenti. Dio ha ascoltato la voce di Abele ucciso da Caino e ascolta il grido di un numero sconfinato di innocenti che soffrono e muoiono a causa dei loro fratelli che usano violenza. Ogni giorno quanti sono gli innocenti che muoiono a causa della violenza di tanti uomini che sono loro fratelli? Eppure questo è il frutto amarissimo di una convivenza umana che si vuole costruire dimenticando Dio che ci ha creati fratelli.

E nel Vangelo di oggi Gesù ci ricorda che non esiste soltanto la violenza che arriva al sangue. Esiste la violenza anche delle parole che arriva ad umiliare la persona, ad annientarla e a farla soffrire. Ma Dio non vuole questo. Anche Gesù si adatta al linguaggio umano e per dire che Dio non può accettare nessuna forma di violenza cita anche lui i tre gradi di giudizio: il primo giudizio in un tribunale locale, poi il sinedrio come tribunale supremo, poi il fuoco della Geenna come inappellabile giudizio di Dio.

E’ molto facile chiedersi perché Dio con la sua onnipotenza non annulla la violenza dei malvagi e non ci dona un mondo di pace. Il libro della Genesi, che abbiamo ascoltato nella prima lettura, risponde anche a questa domanda. Dio ama anche Caino perché anche lui è suo figlio. La frase è davvero un po’ misteriosa ma il significato è chiaro: “Il Signore impose a Caino un segno perché nessuno, incontrandolo, lo colpisse”. La violenza deve finire assolutamente, non deve perpetuarsi nella vendetta. Altrimenti assistiamo a un massacro. Dio allora aspetta che anche i violenti si pentano del male che hanno commesso e si convertano ad una nuova vita: una vita fedele a Dio e una vita di fraternità con gli altri. Non stiamo parlando di illusioni o di sogni ma stiamo dicendo cose già avvenute sia nell’antichità che al giorno d’oggi. Sono tanti i martiri caduti per la violenza delle persecuzioni che hanno pregato per i loro persecutori che poi si sono convertiti. Eccolo il Paradiso: uccisori e uccisi che vivono insieme nella felicità eterna perché riconoscono in Dio il loro Padre e Salvatore. Ma quando si dice uccisori non si intende fare di ogni erba un fascio. Si intende quelli che sotto l’impulso della grazia e per la forza della preghiera dei santi si sono pentiti del loro peccato e si sono convertiti all’amore. Ecco perché Dio non toglie di mezzo i violenti: perché aspetta che si convertano. Possiamo ricordare l’esempio di s. Maria Goretti che nella liturgia abbiamo celebrato sabato scorso. E’ morta perdonando il suo uccisore e pregando per lui che poi si è davvero convertito, ha fatto penitenza ed è morto da santo anche lui. Ma di questi esempi ce ne sono tanti.

Questi sono esempi estremi. Ma noi dobbiamo cogliere quello che tutti i giorni Dio vuole da noi: ed è che quotidianamente dobbiamo compiere sforzi per vivere sempre in piena armonia con gli altri se vogliamo essere veramente graditi a Dio nostro Padre.

Don Benvenuto Riva parroco di Ballabio
Don benvenuto Riva

Parroco di Ballabio

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–> avvisi 6 luglio 2019

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