DON BENVENUTO COMMENTA LE LETTURE: SECONDA DOMENICA DOPO PENTECOSTE

“Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano”. Ascoltando queste parole, prima ancora di farci alcuna domanda, dovremmo dire: “Ma questo è Gesù in persona!”. Lui infatti ha amato i suoi nemici e ha pregato per coloro che lo mettevano in croce! Nemico di Gesù è stato Saulo. L’ha amato e prescelto fin da quando era ancora nel seno di sua madre ma ha permesso che, crescendo, diventasse suo nemico. Un giorno, però, quando ormai era diventato uomo, Gesù l’ha fermato e, amabilmente, gli ha chiesto: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”. Da quel momento Saulo ha cambiato vita e a un certo punto, nelle sue lettere scriverà: “Non sono più io che vivo ma Cristo vive in me. Io vivo nella fede del Figlio di Dio che mi ha amato e ha dato se stesso per me”. E per coloro che hanno flagellato Gesù, l’hanno incoronato di spine, l’hanno caricato della croce, l’hanno crocifisso, Gesù ha pregato dicendo: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno!”.

Dunque Gesù ci ha dato l’esempio: Lui ha vinto il male con il bene, ha superato l’odio e la cattiveria con l’amore, il rispetto, la tenerezza. Molti di quelli per i quali Gesù ha pregato, dopo un po’ di tempo hanno cambiato vita e si sono messi sulla via del bene, dell’amore, della fede in Lui.

In questi giorni abbiamo adorato l’Eucaristia esposta con solennità sull’altare. Se non siamo venuti nei giorni scorsi siamo qui oggi in chiesa. Che cosa sentiamo tutte le volte che veniamo in chiesa alla domenica? “Questo è il mio corpo … Se leggiamo la passione di Gesù nei libri dei vangeli dovremmo dire che il corpo di Gesù è un corpo flagellato, un corpo sul quale i suoi nemici si sono scatenati e infuriati, un corpo che ha perso tutto il suo sangue, un corpo che pende dalla croce senza segni di vita, un corpo piagato con ferite terribili causate dai chiodi nelle mani e nei piedi. Gesù non ci dice: “Vedi quanto dolore ho dovuto sopportare? Vedi come sono crudeli gli uomini? Perché sono così cattivi con me? Cosa ho fatto loro di male perché mi trattassero così?”. Niente di tutto questo. Invece Gesù ci dice: “Ecco il mio corpo, te lo dono, tu vedi il pane spezzato: mangialo e io vengo ad abitare in te. Questo è il mio corpo, è un corpo donato a te, a voi, a tutti coloro che mi amano e che vogliono amare come amo io”. Gesù non si aspetta che noi diciamo: “Oh poverino! Quanto ha sofferto!”. Aspetta invece che diciamo: “Grazie Signore che mi doni il tuo corpo! Ti accolgo in me: vieni!”.

È naturale che sorga una domanda: ma perché dobbiamo fare una cosa che sembra così difficile? Perché devo fare del bene a uno che mi ha fatto del male? Non me la sento proprio! Anzi non ce la farò mai! E poi quella persona non si merita proprio niente! La risposta di Gesù è veramente sorprendente: voi dovete essere perfetti come è perfetto il Padre vostro. Se Dio è infinitamente grande nell’amore anche voi dovete essere infinitamente grandi nell’amore! Se guardiamo agli uomini con le loro bassezze e le loro miserie, sicuramente non meritano niente da poter essere in qualche modo premiati dopo averci fatto del male. Ma se guardiamo a Dio nella profondità e nella bellezza del suo amore, Gesù ci dice: “Non abbiate paura a dire: anch’io voglio essere come Dio! Dio ama: anch’io voglio amare come Lui!”. Qui non c’è posto per la superbia e l’arroganza che è tipica di Satana, il ribelle. Qui c’è posto solo per il desiderio di essere veri figli del Padre che ci ha chiamati alla vita.

Gesù continua a parlare e a suggerirci anche un semplice esercizio pratico, quasi infantile o banale ma non lo è: quello di guardare il sole, o anche guardare la pioggia. Cosa c’è di più facile e naturale? Senza la luce e il calore del sole non si può vivere sulla faccia della terra. Così è per la pioggia. Eppure questi elementi essenziale per la vita Dio li concede a tutti indistintamente, buoni e cattivi, giusti e disonesti. Perché anche i cattivi e i disonesti sono suoi figli e Lui aspetta che un giorno possano pentirsi e ritornare al Padre. Così Gesù ci invita a superare una finta umiltà e trascuratezza, vuole anzi che desideriamo cose grandi al punto di dirci: “Voi siate perfetti come è perfetto il Padre vostro!”.


Don Benvenuto Riva

Parroco ci Ballabio e Morterone

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